Le sue maestose sculture e le sue prestigiose tecniche miste sono apprezzate, ormai da decenni, in campo internazionale. Ora il suo impegno artistico-umanitario lo ha portato a “Tribute 915–015”, una coinvolgente “performance” dedicata alla prima guerra mondiale, affinché – a un secolo di distanza – nessuno dimentichi quegli orrori e per scongiurare che si ripetano nel futuro. Ma è anche un monito contro i tanti conflitti che ancora lacerano il Mondo.

La più ampia e articolata intervista rilasciata dall’artista su questo progetto

1%20apertura%20alternativa

(anche su: http://www.pqlascintilla.ilcannocchiale.it)  

(a cura di Giuseppe Possa)

Il colore è sangue versato. Mescolato con lacrime e sudore s’allunga in trasparenze di luci cristalline, poi buio assoluto. Improvvisamente mi trovo in trincea, mi scopro a impugnare armi mortali che cantano sul torace dello sconfitto, ma ugualmente su quello dei vincitori. 1%20apertura%20intervistaxcGrida di dolore, di morte. In lontananza, urla di madri, che piangono i propri figli, s’accavallano nell’indifferenza gelida della natura circostante. Impotenti e inermi paiono pure le pietre che lì attorno giacciono in silenzio da millenni… Queste sono le sensazioni, i brividi, che sto provando, mentre sono al telefono con quel genio di artista che è Moreno Panozzo. Mi sta raccontando di un suo coinvolgente progetto e io mi trovo dentro le sue emozioni, mentre sussurra con voce spezzata: <<Nessuno mai stabilirà nuovi equilibri e riporterà in vita ciò che è stato reciso, nessuno darà loro il giusto onore, né potrà rendere giustizia, nessuno mai dimenticherà, né vincerà, nessuno mai edificherà la vera pace>>. Il progetto di Moreno, “Tribute 915-015”, è appunto, come recita il titolo, un tributo, attraverso un’articolata performance dell’artista, alla prima guerra mondiale: affinché – a un secolo di distanza – nessuno dimentichi quegli orrori e per scongiurare che non si ripetano nel futuro. Ma è anche un monito contro i tanti conflitti che ancora lacerano il mondo.

Stimolati dal nostro colloquio telefonico, decidiamo d’incontrarci per un’intervista, così da1%20TRIBUTE%20LOGO chiarire, o meglio comprendere, come sarà sviluppato nel tempo il programma di questo complesso evento. Quale posto migliore per una chiacchierata tra noi due – uniti da un’amicizia sincera e discreta, conservata negli anni al di fuori delle singole attività professionali – della sua “Fabbrica Pensante”, contenitore di idee e rifugio di emozioni, un “living room” situato in viale Sarca 336/f a Milano. E’ la zona Bicocca, questa, dove convivono spazi “trendy” e avanguardie culturali: ci sono le università; l’Hangar Bicocca, uno dei musei più importanti in Europa; il più grande teatro di Milano, l’Arcimboldi, e poi gli studi di apprezzati designer, architetti e importanti società provenienti da tutto il mondo.

All’arrivo mi accoglie con un <<Accomodati Giuseppe, intanto che ti rilassi, ti preparo una tisana di mia ideazione>>. Nel frattempo, a voi lettori, tralascio di presentare questo eclettico personaggio, dei cui successi artistici e dei relativi risvolti umani ho già ampiamente trattato in una precedente intervista su PQlaScintilla, che potete leggere o rileggere aprendo il seguente link:

http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it/2012/10/04/moreno_panozzo_dai_graffiti_al.html

Superati i convenevoli di rito e d’amicizia, d’obbligo in simili frangenti, gli chiedo subito di spiegare in breve ai lettori cos’è “Fabbrica Pensante”, prima di entrare nel vivo di questo originale progetto sul primo grande conflitto mondiale: <<“Fabbrica Pensante” vuole essere5%20fabbrica%20pensante%20installazione%202 ed è un luogo di incontro tra varie culture, modi di pensare diversi, in cui arte, moda, design, architettura, musica e cultura in genere possano confrontarsi, dialogare e in questa “contaminazione” dare vita a nuove idee, nuovi progetti. Come vedi, quest’area è sorta dal totale recupero e restauro di una vecchia fabbrica del gruppo Ansaldo, dove venivano costruiti reattori per treni. Qui, dove si producevano grandi manufatti in gomma e cavi elettrici, proprio qui, oggi si trova il factory-loft, come lo definisco io “Fabbrica Pensante”: il mio “contenitore di idee e rifugio di emozioni”>>.

E dal concetto “fabbrica-mani”, oggi Panozzo ha mediato il suo motto: “produrre idee”. Qui, in questa ampia struttura architettonica, all’interno della vasta zona industriale risalente agli anni Trenta, sono stati inseriti al loro interno ascensori, scale, soppalchi e ballatoi, creando scelte di stile e di design che ben si amalgamano all’arte, in un “concept museale” che testimoniano il modo di essere di Moreno, il quale è profondamente consapevole del compito che l’artista ha oggi nel preservare la natura e vivere in armonia e simbiosi con essa. Praticamente, come mi suggerisce lui stesso: <<Di fronte a simili stimoli e ai miei “compagni di viaggio”, il mio progetto non poteva che rivolgersi a quanto di meglio oggi viene offerto sul piano dello sviluppo e della ricerca artistica: uno studio interamente realizzato secondo i moderni principi della bio-architettura e nello stesso tempo atelier personale e contenitore di idee e di progetti, rampa di lancio verso il futuro, pronta a captare e condividere i più forti e vivi segnali di crescita>>.               

https://www.youtube.com/watch?v=UQRrCN8OxZo

Magari ritorniamo prima di lasciarci su questa ambiziosa piattaforma artistica di Milano, che attraverso varie location, network e coworking opera a livello internazionale. Ormai è su tale lunghezza d’onda che bisogna comunicare e tu, Moreno, sei su questa linea:

<<Certo… oggi dobbiamo parlare di Europa e di Mondo. I progetti sociali, culturali, artistici, 5%20fabbrica%20pensante%20vernissageumanitari, partono sì dalla mia mente, da “Fabbrica Pensante”, da Milano, ma sarebbe meglio precisare dall’Europa, perché tutte le varie iniziative sono avallate dal Parlamento Europeo, e ci si lega alla volontà di voler essere i primi a tracciare delle linee guida su particolari temi, come lo è stato per “la carta di Milano”, depositata e sottoscritta con il preciso impegno di affermare il diritto al cibo, come diritto umano fondamentale, cercando di porvi rimedio entro il 2030, assieme ad altri grandi impegni presi nel corso del Millennio dalle Nazioni Unite. Quindi, almeno per me, considerando quanto premesso, le visioni devono essere chiare e molto ampie>>.

Moreno, entriamo ora nel vivo del progetto che hai ideato e su cui stai lavorando.

<<Tutto ha avuto inizio tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008. L’idea che volevo sviluppare era sostanzialmente “generare Arte attraverso l’utilizzo delle armi da sparo”, conscio che alcuni artisti al mondo (pochi) già utilizzano questi strumenti. La ricerca ovviamente doveva allontanarsi da tutto quello che fino allora si conosceva, e dopo approfondito studio, analisi, progetti, simulazioni e sperimentazioni, ci furono molti incontri e confronti con diversi tecnici per esaminare alcuni aspetti specifici del progetto stesso, compreso quello balistico>>.

Ma tutto questo non ti appariva, allora, troppo complesso?

<<Il progetto all’epoca risultò non essere realizzabile, quello che io volevo ottenere era impossibile 5%20come%20la%20precedentexda sviluppare, non parevano esistere soluzioni, sembrava incredibile, quasi un incubo. Noi, però, siamo convinti che la parola impossibile non esista, in modo particolare per un Artista, un creativo puro. Fatto sta che, dopo circa un anno, ho dovuto abbandonare il progetto in attesa di tempi migliori, rispolverandolo ogni tanto per aggiungere e rimodellare qualcosa, per poi richiuderlo di nuovo nel cassetto. Ma siccome mi piace condividere le mie esperienze, il mio vissuto ricco di tante emozioni – emozioni, che, se non condivise, in gran parte andrebbero perse e ogni sforzo vanificato – verso la metà del 2014, in prospettiva dell’imminente centenario della grande guerra 1915-1918, l’ho ripreso in considerazione. Nel frattempo, ulteriori conoscenze e la maturità acquisita avevano cambiato alcuni miei punti di vista sul progetto stesso>>.

Nello specifico questa iniziativa, “TRIBUTE 915-015”, che cos’è?

<<Il progetto è decisamente fuori dai canoni, è innovativo nel modo più assoluto. Credo che non esista al mondo una “performance” che poi divenga installazione di questo tipo. L’insieme è decisamente complesso, consideriamo che sono serviti 7 anni, dalla fase di pensatoio a quella della realizzazione. Di certo le emozioni sono molteplici, basti pensare che la grande opera è generata da un solo “sparo”, questo per poter al meglio rendere Tributo ai cento anni dalla grande guerra>>.

Come, in concreto?2%20colore%20versato

<<Ho cercato di mescolare il “sangue e le lacrime”, per ottenere la parte cromatica, usando il tannino di un albero specifico trovato in Toscana. Poi, c’è la cenere per ricordare cosa eravamo e chi saremo; la ruggine per evidenziare lo scorrere del tempo; la pietra tritata finemente, che è stata raccolta sugli scenari di guerra e opportunamente elaborata (le pietre; spettatori di teatranti folli); infine l’acqua, simbolo di vita e catalizzatore con l’arte e con lo stesso universo>>.

Oggi, purtroppo, il Pianeta “ospita” ancora moltissimi conflitti e altrettante situazioni ad alto rischio.

<<Hai ragione. Il passato dovrebbe averci insegnato qualcosa, ma non è così; quindi, dobbiamo fare tutto lo sforzo possibile per ricordarlo e farlo ricordare, e anche in tutti i modi immaginabili. Ernest Hemingway, nel libro “Addio alle armi”, uscito nel 1929, scriveva: “Ora forse è chiaro perché uno scrittore debba interessarsi al continuo, prepotente, criminale, sporco delitto che è la guerra”. Io, come artista, non solo condivido questo pensiero, ma lo sostengo e lo 15%20a%20LIGHT%20AMPLIFICATIONpromuovo… e “TRIBUTE 915-015” ne è una chiara conferma. Di certo temiamo una guerra nucleare, un po’ come una spada di Damocle che pende sopra di tutti noi, e forse questa grande paura la tiene lontana, essendo ben consci che un conflitto di questo tipo non lascerebbe possibilità di difesa e la vita scomparirebbe totalmente dal Pianeta. Ma questo non ci impedisce di farne dieci, cento, mille di guerre nel corso del tempo, che in termini di distruzione, dolore e morte, non hanno comunque pari! Non esiste una vera politica o istituzione che sia in grado di tutelarci dalla pazzia dell’uomo e dal suo essere guerrafondista e guerrafondaio>>.

Queste grandi paure universali che viviamo, parrebbe che tu le abbia sentite dentro. Vuoi parlarcene?

<<Per realizzare le ultime fasi di questo importantissimo lavoro, “Tribute 915- 015”, ho dovuto auto-infliggermi, ho voluto e subìto molto dolore, non poteva essere diversamente. Non puoi fare soldati%20composizione.jpgl’Artista e concepire una “performance” di questo tipo, senza entrare nella parte. Gli ultimi 10 giorni li ho trascorsi in totale isolamento, ho cercato di capire come si poteva vivere in trincea, cosa realmente si provava al di là dello sforzo fisico e mentale. Ho cercato di farmi carico dei pensieri, del dolore, quasi al limite della pazzia, di quei soldati, di ambo gli schieramenti, cercando di fantasticare, di sognare, cercando di trovare una risposta a tutto questo, o una via di fuga, per non accettare l’assurdo dell’atrocità della guerra. Mi sono sentito come il contadino, raffigurato da Francisco Goya, in piedi, profondamente disperato, con le palme delle mani allargate all’infuori e verso il basso, davanti al plotone di esecuzione>>.

Non era un’impresa facile, anche se l’insieme ti era chiaro. Come hai fatto a reinterpretare il tutto, nella ricerca di una forma perfetta?

<< Ovviamente l’impresa era ed è tutt’ora, all’inizio del 2016, tutt’altro che facile, anche perché questa parola nel mio vocabolario non esiste! Tutto ciò che è facile viene da me scartato 11800226_10206076491302746_4341828330984813491_nimmediatamente, come fosse un oggetto con un grave difetto di fabbrica. Per sei mesi ho sviluppato il progetto; a fine 2014 ho portato a termine tutte le visite necessarie, comprese quelle sulla salubrità mentale, per richiedere il porto d’armi; all’inizio del 2015, dopo tutta la parte di studio e di teoria, ho fatto pratica al poligono di tiro per ottenere l’idoneità. Ho atteso sei mesi per avere i documenti in ordine, ora posso finalmente usare un fucile dell’epoca per realizzare la mia opera, abbandonando momentaneamente spatole e pennelli>>.

Moreno, infatti, questo risultato, in un certo senso, si allontana molto dall’espressione artistica che ti ha da sempre caratterizzato e reso noto in tutto il mondo.

<<Hai perfettamente ragione. Qui ci troviamo di fronte a una metamorfosi necessaria, per poter esprimere concettualmente al meglio questo importantissimo evento; quindi, risulterà un lavoro molto più pittorico che materico. Un uomo, un leone, un pettirosso, hanno una cosa fondamentale 2%20%20Nel%20farti%20i%20complimenti,%20Moreno___%20nuova%20per%20prove%20d'autorein comune che ha lo stesso colore: il sangue, e le lacrime di una madre, e di tutto il resto del creato hanno la stessa forma di luce con la stessa cristallina trasparenza. Metaforicamente vorrei raccogliere quel sangue e quelle lacrime, e immortalarle su una superficie. Usare lo stesso scenario, le stesse armi. Avere come spettatori gli alberi e tutta la natura circostante, rendere loro, anche in minima parte quello che gli è stato tolto. Persino la terra e i sassi, sono rimasti in silenzio, lì, a osservare, impotenti e inermi. Spettatori di teatranti folli>>.

Dove è possibile attuare questo tuo originale progetto?

<<Gli eventi sono mirati a istituzioni, fondazioni, musei, istituti di cultura, o comunque spazi che diano la possibilità di volumi e superfici idonee a tale installazione, con il giusto aspetto culturale e di comunicazione. Alcuni eventi sono già stati portati a termine sia in Europa che nel resto del mondo ed è previsto un tour Europeo specifico in molti Palazzi istituzionali, per ultimarlo, poi, all’interno dello stesso Parlamento Europeo a Bruxelles. Desidero evidenziare che il progetto, a 8aoggi, è avallato da tutti i Paesi Europei, e ha ottenuto, grazie ai suoi contenuti, l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo. A tale proposito, con grande soddisfazione, mi ha scritto personalmente il Presidente dello stesso Parlamento, Martin Schulz il quale afferma: “Lo scopo della sua iniziativa, vale a dire sensibilizzare al tema del centenario della Prima Guerra Mondiale ed esplorarlo mediante l’Arte, è molto apprezzato dal Parlamento Europeo, in quanto è in forte sintonia con la storia e gli obbiettivi dell’Unione Europea. Un secolo fa, l’Europa ha vissuto uno dei conflitti più sanguinosi e tragici della sua storia, che avrebbe cambiato il nostro mondo per sempre. Fin dalla sua nascita, oltre sessant’anni fa, l’UE ha avuto come principale obbiettivo quello di trasformare un continente segnato da8%20parlamento%20europeo una lunga storia di conflitti affinché fosse caratterizzato dalla pace e dalla riconciliazione; ciononostante, e nonostante il suo successo nel riunire i popoli con mezzi pacifici, la pace e la stabilità non dovrebbero mai essere date per scontate. La nostra Istituzione ha sempre sottolineato l’importanza di trasmettere alle giovani generazioni i valori della pace, della libertà e della fratellanza, sui quali è fondata l’Unione Europea…” e conclude: “Data la chiara dimensione Europea del sua iniziativa artistica, è con grande piacere che accordo l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo al progetto “TRIBUTE 915 – 015” e per augurarle ogni successo per quello che sarà sicuramente un’eccellente risultato”>>.

Nel farti i complimenti, Moreno – perché è una bella soddisfazione per te questo riconoscimento – parlaci anche degli aspetti artistici di “Tribute”.

6<<Bene, anche perché voglio ricordare alcuni passaggi molto importanti relativi all’opera. Per quanto sia chiaro l’aspetto dell’opera “Madre” e di TRIBUTE 100 (legato alle 100 opere realizzate per la commemorazione del centenario, di cui si chiarisce nel prosieguo dell’intervista), non ho ancora parlato delle prove d’autore, opere nate prima della stessa opera “madre”. Sono stati necessari parecchi mesi di lavoro, di sperimentazione, di test, legati allo “sparo”. E’ stato necessario prendere un ampio capannone e adibirlo appositamente per effettuare tutti questi test, che via via si avvicinavano a quello che desideravo come risultato finale. Ecco, tutto questo importante materiale, ha dato origine alle prove d’autore. Opere, che portano il titolo “TRIBUTE 915–015”, inoltre, ogni singola situazione è stata dedicata a un soldato deceduto, portandone il nome e la qualifica. “Fabbrica Pensante”, presenta degli spazi idonei per queste installazioni; a tale proposito, ho rielaborato una trincea di oltre 60 metri, dove si entra spogliati del superfluo e a piedi nudi, nel più alto senso del rispetto verso chi ha lottato e perso la vita in nome della libertà. Pensa Giuseppe, una trincea a Milano, non ti sembra una cosa incredibile? A oggi l’evento–installazione, è stato presentato in molti paesi europei, e anche in alcune capitali nel Mondo; il calendario è fitto di appuntamenti: al momento fino al 2017, ma il programma si completerà alla fine del 2018. Anche se abbiamo già previsto altre attività, che proseguiranno fino al 2020>>.

Quali sensazioni hai provato durante questi sette anni di preparazione?

<<All’inizio, dentro me c’era la volontà di “liberare” ulteriormente la mia Arte. Passare da un “segno” controllato, a una forte gestualità. Una dinamicità rapidissima e performante allo stesso tempo. Come ho accennato prima, ho preso in considerazione le armi da sparo come strumento di lavoro. L’idea di “generare Arte attraverso le armi da sparo” mi stimolava moltissimo, sia per il1%20al%20posto%20del%20paradosso forte concetto “usate le Armi per generare Arte e non Guerra”, avvicinandosi all’idea della rivoluzione sessuale e dei magici anni Woodstokiani, “fate l’amore, non fate la guerra”, sia per raggiungere come artista un’evoluzione significativa. C’è stato un alternarsi di periodi, un “up and down” continuo, tra l’avvicinarsi a possibili risultati e la contrapposizione di tante delusioni per la paura di non riuscirci. Nel 2014, la svolta. Il centenario della Grande Guerra, mi ha dato nuova energia per riprovarci, e per farlo da altri punti di osservazione e di confronto. Ho vinto una mia piccola “guerra”, ora mi auguro che il mondo possa capire e apprezzare gli sforzi e il risultato di questi miei progetti>>.

Creare opere d’arte con uno sparo da un’arma da fuoco è un procedimento che non mi risulta sia mai stato usato. Ti sei ispirato a qualche artista per la realizzazione di questa performance?

<<Nessuna ispirazione, se non quella legata al mondo del cinema o del fumetto. Sono sempre stato attratto dalla storia Americana, dalla guerra di Indipendenza a quella di Secessione. Ho seguito molto attentamente il periodo legato al “Far West” fin da bambino, per un periodo ho vissuto in una riserva indiana, Navajo, in Arizona. Provengo da una famiglia di cacciatori… non so se tutto questo può a mia insaputa avermi trasmesso delle reminiscenze nello spingermi, poi, per mezzo di una ricerca, a esprimermi attraverso le armi da fuoco! Come dicevo in precedenza, la mia esigenza proviene da considerazioni introspettive molto profonde, legate alla mia espressione Artistica. No, non ho avuto ispirazioni da altri artisti, ho solo verificato attentamente il loro operato, giusto per non cadere nel già visto, o peggio, nel banale>>.

Hai notato qualcosa di simile in altri artisti?

<<Ho visto dei risultati più legati alla forma, al design, che all’arte. Del resto, una ricerca di 7 anni, credo abbia un significativo valore. Oggi una qualsiasi persona, solo perché fa una ricerca nel web di pochi minuti, si sente un critico d’Arte, autorizzato a esprimersi, a volte a polemizzare, o peggio, condannare. Sono un pacifista, sono per la non violenza in qualsiasi sua forma. Sono per il rispetto nei confronti delle minoranze, della natura, degli animali. Ho preso il porto d’armi dopo visite, teoria, e pratica al poligono di tiro, solo per creare questa performance>>.

Panozzo sostiene che se esiste una fonte che lo abbia ispirato, questa musa è dovuta a suogpmoreno padre, a cui dedica quest’opera. Lui ha vissuto e combattuto la seconda guerra mondiale, e nel corso del tempo gli ha raccontato molti episodi che hanno lasciato una traccia indelebile nella sua vita. <<Non li racconto qui>> dice, <<perché alcuni sarebbero molto tragici. Aggiungo solo che in uno scontro, tre proiettili, provenienti da una raffica di mitra, lo hanno colpito, ma miracolosamente si è salvato. Mi ha lasciato in eredità questo vissuto e alcuni libri. Uno, in particolare, che conservo come una reliquia: “Centomila gavette di ghiaccio”. Centomila, ti rendi conto? Sarà solo una casualità? Ti cito un pensiero contenuto nel libro: “27 gennaio – Gli uomini erano ciechi, muti, vivi solamente per il proprio dolore: la vita aveva principio e limite unicamente nel passo”>>.

Come hai ingegnato le 100 opere, di cui parlavi prima, per dare vita ad altrettante installazioni di “TRIBUTE 915-015”?

<<Il numero 100 si ripete volutamente in continuazione, per poter marcare in modo molto forte il centenario di questo Grande Episodio. Le opere ottenute dalla performance sono 100, di centimetri 22 x 22. Sono 100 i libri di storia editi in vari paesi e in più lingue, da cui ho tratto 100 pagine (una 11%20aaper libro). Pagine che ho selezionato per i contenuti. Pagine che ho letto, visto e rivisto, cercando di reinterpretarle. Ho voluto realizzare 100 installazioni, con dei processi particolarissimi. Utilizzando la matrice di ogni singolo lavoro, ho riprodotto e sono intervenuto sia concettualmente, che manualmente, nel revisionarlo. Ogni opera è diversa dall’altra, così come lo è ogni installazione. Il numero 100 in questo ultimo caso è stato da me “forzato” per cercare di dare la possibilità a più paesi, istituzioni, musei, collezionisti… di avvicinarsi, e di poter anche acquistare l’installazione. Era riduttivo pensare a una sola opera: sarebbe stato vanificato anche il messaggio di “Memoria”. Ricordiamoci che nel primo conflitto, i Paesi coinvolti erano 72. Sono partito dall’idea che almeno ogni Paese dovrebbe avere una “testimonianza” e monito per il futuro. Nel realizzare 100 installazioni, sono riuscito, volutamente, ad abbassare il valore economico della stessa, altrimenti sarebbe stata per pochi eletti, e anche questo avrebbe vanificato tutto il progetto concettuale>>.

Dove hai realizzato la performance di prova?

<<E’ avvenuta in esterno, in un luogo appositamente visionato e studiato, dopo vari sopralluoghi. Una foresta di abeti, dove una parte è stata rivestita sia nel suolo che su tutti i tronchi degli alberi di cellulosa e garza di colore bianco, in modo tale da proteggere la natura e da ricreare “una radura 12%20Dove%20hai%20realizzato%20la%20performance%20di%20provada fiaba, una foresta incantata”, una visione onirica, quasi Paradisiaca. Tra due alberi, a un’altezza di circa 5 metri, è stata tesa una fune sottilissima, invisibile, dove al centro vi era legato un palloncino; sì, uno di quei palloncini con cui si divertono a giocare i bambini. All’interno c’era del colore rosso per ricordare il sangue e dell’acqua per ricordare le lacrime e poi polvere, cenere, non ho usato pigmenti, ma un tannino, come dicevo prima, trovato in Toscana. Quest’ultimo mi serviva per dare il tocco di “ruggine” della corrosione, del tempo trascorso. Il risultato doveva, dal punto di vista cromatico, essere: “100 anni di sangue e lacrime”>>.

Non dev’essere stata una sfida facile, vero Moreno?

<<Bella sfida, davvero! Ma aspetta che concluda: poi sono state appoggiate e stese accuratamente le 100 opere, nella parte centrale di dove si trovava questo nucleo di materia. Mi sono posto a 100 passi dal “bersaglio”, e con un fucile dell’epoca ho generato lo “sparo”. Un gesto, non di avvertimento, non di difesa, non di attacco, non di dolore e morte, ma di infinita gioia>>.

So che hai in progetto anche un libro, che illustri quanto vai raccontandomi.

14<<Certamente. Verrà pubblicato un importante volume, che dovrà avere 100 pagine. A tale proposito sto cercando un editore per poterlo pubblicare, i testi saranno in più lingue, di certo Inglese e Italiano. Pensavo di coinvolgere anche te, magari con una tua critica. Il volume dovrà essere un nuovo modo di orientamento e anche di ricordo su questo tragico evento. Lo sto sviluppando da tempo, il lancio dello stesso è previsto dopo l’estate del 2017, con una divulgazione costante fino alla metà del 2019. I tempi sono stati ben programmati, poiché prima è prevista l’uscita di un video relativo alla performance della durata di 4 minuti, e successivamente un cortometraggio di circa mezz’ora, corredato di backstage e interviste>>. Il video clip di presentazione del progetto:

www.youtube.com/watch?v=JI5OflEopAY

Fai una breve valutazione sull’intervento e qualche considerazione finale:

4%20fabbrica%20pensantegp<<Dobbiamo tenere ben presente che stiamo lavorando su un progetto complesso con molteplici competenze e con l’impiego di oltre 300 persone, quindi serve una grande capacità ed esperienza tecnica per poter ottenere i giusti risultati. In questa fase va sottolineato l’aspetto relativo al tempo – basti pensare ai sette anni di ideazione e ricerca prima di attuarlo – per seguire tutte le varie fasi di questo importante lavoro, e in modo particolare la preparazione necessaria per poterlo svolgere nel migliore dei modi. La cosa di fondamentale importanza è stato creare un impatto visivo forte e immediato, un format intuibile facilmente, ma allo stesso tempo “unico al mondo”>>.

Gli ultimi lavori che stai realizzando, in cui utilizzi il tuo indistinguibile segno-impronta frammisto a moderne tecnologie quali il laser (laser drawing exchange format), mi sembrano sempre collegati a “Tribute 915-015” a cui hai accostato i termini “Light Amplification”. Puoi raccontarci come concepisci e realizzi tali opere?

<<LIGHT AMPLIFICATION nasce da uno studio approfondito delle tecniche e si mescola con15 d LIGHT AMPLIFICATION l’emotività e la sensibilità mie proprie. Queste opere frutto di anni di ricerca e progettualità, mi hanno portato a sviluppare i miei segni distintivi che esprimono il mio pensiero sulla visione del mondo, della vita e dell’animo umano. Questo tipo di opere sono un mix tra il passato e il futuro: pagine di libri antichi, rievocazioni e riflessioni di guerra, vengono reinterpretate dal mio simbolo “primordiale”. Le mie “Impronte” – prima elaborate nel modo tradizionale fatto di rilievi, solchi, asperità, successivamente rielaborate con tecniche e tecnologie adeguate per poter poi essere incise con il laser – danno origine ad un’opera molto complessa e sofisticata, di altissima “chirurgia espressiva”. Le opere “Light Amplification”, raccolgono le simbologie, il graffitismo di un passato che risale alla notte dei tempi: due forme di scrittura, la più primordiale e allo stesso tempo, per molti aspetti, la più futuristica, che si mescolano a una terza, trovate nelle pagine di storia della 15%20c%20LIGHT%20AMPLIFICATIONgrande guerra, recuperate da testi antichi. Il collante di queste opere è la luce. Una fonte di luce più avanzata dal punto di vista tecnologico, talmente amplificata che incide, taglia, brucia… crea. La sovrapposizione di queste forme di scrittura e di espressione, rendono ogni opera unica, a simboleggiare il moto e il tempo, in una coerente coesione indissolubile… Dopo l’incisione laser, reinterpreto queste pagine, modificandole, tagliandole, realizzando di frequente un collage, installandole su superfici bianche, riquadrandole, spesso utilizzando grafite. E’ fondamentale l’intervento geometrico per dare centralità e nel contempo gestualità e dinamicità all’opera stessa>>.

A questo punto, voglio soffermarmi ancora per un attimo sulla “Fabbrica Pensante” di Moreno Panozzo – che rappresenta un luogo di incontro tra diversi mondi e modi di pensare, nel quale arte, moda, design, architettura, musica e cultura in genere possano dialogare e dalla contaminazione del confronto, originare nuove idee – perché è un’autentica “factory” italiana, ma con obiettivi internazionali, come ci indica lui stesso: 3%20fabbrica%20pensante<<legati a tutta una serie di importanti iniziative, eventi con scadenza triennale, che hanno lo scopo di promuovere l’arte, attraverso tutte le sue espressioni; di creare comunicazione e sinergie, confronto aperto e spirito di gruppo; di espletare argomenti attuali con le più ampie visioni possibili>>. “Fabbrica Pensante” mette in luce nuovi talenti e dà spazio e opportunità a chi sta cercando di emergere, di esternare il proprio pensiero e valore artistico, come sostiene Moreno <<così da poter dare un valore aggiunto, al nostro paese Italia, riconoscerne il patrimonio culturale, artistico e creativo, e tutta la grande potenzialità che dobbiamo ancora esprimere al mondo futuro>>.

Uno dei progetti a cui dedica maggiore impegno, l’illuminato artista, che si definisce cittadino del mondo, è quello di sviluppare progettualità con lo scopo di raccogliere energie da offrire a chi ne possiede meno; risorse da evolvere a sfondo sociale e umanitario, per promuovere e sostenere iniziative, legandole sempre al mondo della cultura e dell’arte. A questo scopo, il 10% di tutti i ricavi è stato e anche in futuro verrà devoluto nel progetto internazionale, sociale e umanitario, denominato T.A.E.S.S. “Temporary And Experimental Sensory School”.

Questo specifico progetto nasce dall’esperienza maturata nel corso degli anni, che come matrice porta al recupero dei container, per diventare poi arte, come Suburban Doors. <<In seguito, è divenuto Sensory City, città sperimentale, dove spazi aperti e chiusi, luci e ombre, container e arte, oggetti, modi di vivere e di abitare si mescolano>> precisa Mo4%20taess%20al%20posto%20di%20impronte%20argentoreno e prosegue: <<E’ un progetto che sto sviluppando dal 2010. All’inizio del 2015, per sei mesi, è stato apprezzato e condiviso con una facoltà di architettura di Vancouver, Canada. Qui, alcuni docenti e un gruppo di studenti (futuri architetti), provenienti da tutto il mondo, si sono misurati assieme a me per lo sviluppo di Sensory City, fino a diventare, con altre iniziative, Campi per il supporto profughi o rifugiati di guerra. Come puoi capire, nelle mie intenzioni, prevale la volontà di educare e di portare la pace nel mondo, di promuovere cultura e istruzione, di sviluppare materie e conoscenze che non sono ancora insegnate nelle scuole, nemmeno tra le più avanzate del contesto occidentale. Per cui l’insieme di esperienze mi ha portato a progettare questa scuola con tutte le attività didattiche inerenti. La scuola è temporanea, si sposta da un continente all’altro, rimanendo per sei mesi di effettiva attività. Una volta “seminato il nuovo verbo”, la scuola, che ricordo è autosufficiente in ogni suo aspetto, può essere paradossalmente collocata in mezzo a un deserto, ed è strutturata con le dovute tecnologie, per essere del tutto autonoma e potersi autogestire; distaccarsi in un altro luogo convenuto e studiato in modo approfondito in precedenza; così pure le stesse materie e l’esperienza vissute, possono trasferirsi all’interno delle scuole tradizionali>>.

17%20dreams%20and%20memories%20logoCi lasciamo con l’intento di rivederci per la pubblicazione che ha in progetto, con fotografie, cartine, illustrazioni, testi critici ecc. Mentre scendiamo in strada Moreno Panozzo mi dà altri particolari di questo progetto che nasce dalla volontà (come recita il titolo: “Dreams and Memories”) di unire i sogni dei bambini e le memorie degli anziani, per lui due fondamentali fasi che spesso, pur non essendo una minoranza, vengono deliberatamente trascurate.

www.youtube.com/watch?v=JAJ32BQWR1k

“Dreams and Memories” si svolgerà su tanti luoghi del Pianeta, con il coinvolgimento di istituzioni pubbliche e private, fondazioni, ambasciate, reporter, asili nido, scuole, centri di accoglienza e di ritrovo, centri profughi, case di cura, ospizi… interessando oltre dieci mila persone.

3%20COMPOSIZIONE%20al%20posto%20della%20attuale%20dreams%20and%20memoriesIl materiale che gli è pervenuto e che gli continua ad arrivare è moltissimo, e di grande importanza e spessore, non c’è nulla che sia fuori tema o che per qualche altro motivo non vada bene. Mi cita molte situazioni che lo hanno veramente colpito ed emozionato, strappato lacrime, grandi messaggi per l’umanità. Un disegno, di una bambina di prima elementare della città di Bydgoszcz – Polonia, lo ha particolarmente colpito per la straordinaria pregnanza artistico-umanitaria, che noi oggi, purtroppo, spesso non sappiamo più cogliere. Il disegno raffigura il globo dove tutto attorno, per due terzi della superficie, ci sono bambini e adulti che si tengono per mano, in una sorta di catena umana; su un lato del pianeta appare un fiore, sull’altro, un bambino che lo innaffia. A volte le risposte sono estremamente semplici, sono veramente disarmanti.

Lascio a lui l’ultima parola: <<La mia personale visione artistica>> chiosa Moreno,<< non ha mai nemmeno per un attimo vacillato; ho sempre dominato il dubbio, seppur sospeso tra due mondi. Il primo fatto di costante realtà e coscienza, il secondo fatto di immaginazione e sogno: in bilico tra questi mondi, come un rabdomante, sono alla ricerca della dimensione perfetta. Una dimensione proposta come leitmotiv per questo importante progetto artistico, editoriale e culturale>>.

Giuseppe Possa

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Moreno Panozzo e Giuseppe Possa

Moreno Panozzo nasce ad Asiago (VI) nel 1963. Dal 1986 opera a Milano, e dal 2003 si sposta e lavora nelle città e capitali più significative di tutto il mondo. Designer di formazione, egli si occupa di architettura, scenografia, grafica, moda e letteratura. Una forte personalità disegna il suo percorso artistico esprimendo contenuti concettuali importanti. Tutto il suo percorso è documentato e archiviato su libri di storia dell’arte,1%20apertura%20tribute%20personale monografie, collezioni museali, riviste e volumi editi in più lingue e in diversi paesi. È apparso su testate nazionali e internazionali e in numerose trasmissioni televisive. Collabora con diverse riviste e realtà produttive. Studio, ricerca e sperimentazione lo portano a un’espressione astratto-concettuale che vuole, però, misurarsi col territorio, con lo spazio architettonico e urbano. Utilizzando particolarissime tecniche e ricercando materiali di recupero espressivi, ha dato vita alla Bioarte.

Personalmente, ho cominciato ad apprezzare Moreno Panozzo al premio “Arte”, a cui ha partecipato in diverse edizioni tra il 2003 e il 2009, ma ci siamo conosciuti solo nel 2010, quando m’invitò a presentare la sua mostra negli spazi del Paradosso, via Santa Maria Segreta 7, di Milano. Ho avuto così modo di prendere visione anche delle sue opere morenopanozzoseriescultoree di grandi dimensioni degli ultimi anni. Nel 2007 ha iniziato con le grandi installazioni e l’arte applicata, misurandosi pure con il territorio e con lo spazio architettonico-urbano. L’anno successivo sorge in lui la volontà di rendere le opere “sensoriali”, coinvolgendo non solo la vista ma anche il tatto (attraverso materiali particolarmente “morbidi” o al contrario molto “spigolosi”) e l’olfatto (scoprendo e ricreando con tecnologie sofisticatissime gli odori-profumi degli stessi materiali usati). Nel 2009 le performance accompagnano le sue creazioni, imperniate da una forte personalità, ricca di grande contenuto concettuale. Nel 2010 il coinvolgimento dei sensi approda all’udito, registrando con appositi strumenti tutti i suoni provocati nei vari passaggi di lavorazione delle monumentali sculture, e ricreando dei ritmi. In quegli anni, molte sue energie le ha spese nello studio e nella realizzazione delle Suburban Doors. Oggi, la sua attività artistica lo porta a grandi e complesse progettazioni di natura internazionale; a cooperare, attraverso varie location, network e co-working, in tutto il mondo (G.P.)

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