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un delicato ma sconvolgente romanzo epistolare a senso unico

61hdwqpmpkl-_sx331_bo1204203200_Roberto Zaretti, 55 anni, di professione è formatore finanziario, gestisce un blog personale ed è autore di pubblicazioni relative alla crescita personale, come “Il libro della vita” e “Lavorare in franchising“, oltre ad alcuni testi tecnici nel settore della manualistica. Ma soprattutto, da quando nel 2009 il suo romanzo storico medievale “Holzomono”  ha avuto vasta risonanza in campo letterario nazionale, è considerato un narratore di successo.

In questo nuovo libro, “Il momento di volare” (www.zaretti.it) lo scrittore di Olgiate Comasco, la cui famiglia è di origine ossolana, ci racconta una storia assurda, al limite del credibile e per quanto possa sembrare sconcertante è accaduta davvero, nei primi anni Sessanta, in una città come Milano immersa “nella nebbia e nei pregiudizi”, ma in quel tempo in grande ascesa ed espansione, da farne l’asse trainante dell’economia italiana.

<<Nasce da una conoscenza occasionale avvenuta su un treno per Roma>> afferma Zaretti, <<in Foto-Roberto.pnguna fredda mattina di marzo di qualche anno fa. Uno di quegli incontri casuali che a volte la vita ti riserva, per un preciso disegno del destino o più semplicemente per una circostanza fortuita>>. Angela – così ha chiesto di essere citata la persona incontrata – racconta all’autore delle lettere scritte, tra il 1962 e il 1964, dalla propria zia Alice alla sorella gemella, mai inviate.

Zaretti ascoltò quella vicenda, realmente accaduta, la approfondì e qui nel libro ha dato alla storia forma di romanzo epistolare. Quanta afflizione e sofferenza interiore, ma anche quanta passione che nulla può contro il cuore, ha saputo infondere lo scrittore in queste lettere (ovviamente sintetizzate e tutte riscritte dalla sua penna sciolta, forbita e di notevole eleganza stilistica) narrando di Alice ed Elda, le due sorelle gemelle (ma la sorpresa finale già si può intuire durante la lettura delle oltre cinquanta missive) e delle loro sofferte vicende a partire dall’infanzia e, in seguito, dalla guerra, fino a giungere al violento litigio che le ha “separate” in età adulta, quando Elda abbandona Alice e la lascia sola nella casa paterna. E’ da questo momento che la protagonista, forse spinta da un moto compulsivo, inizia una comunicazione epistolare a senso unico con la sorella. Un’incantevole, ma inquietante effluvio di emozioni, fino a vivere sentimenti delicati, ma per quell’epoca impensabili da manifestare. Inoltre, i luoghi descritti – nella campagna ai margini di una Milano che in quegli anni sta assorbendo, cementificando e globalizzando ogni dintorno – suscitano nell’animo dei lettori quel senso di appartenenza che è andato irrimediabilmente scomparendo, ma di cui si comincia a sentire più che mai la perdita.

Un libro da leggere, centellinare, in particolare, per il crescendo 3671_holzomono_1287766406di riflessioni e considerazioni che si colgono attraverso le molteplici sfumature letterarie e culturali. Pure interessanti appaiono gli apprezzamenti e i dettagli artistici descritti per il fatto che Alice dipinge ed espone quadri di buona qualità, ora dai colori cupi dei tormentati periodi di solitudine, ora più gioiosi che le scaldano l’anima e il cuore nei momenti di tripudio e d’amore “particolare”.

L’ho letto con vero piacere, sentendomi coinvolto e lasciandomi prendere non solo dalla freschezza delle pagine e dei dettagli appassionati che affascinano, ma altresì per come i personaggi sono delicatamente presentati, soprattutto nella descrizione di alcune scene emozionali e poetiche della loro vita e sfera affettiva.

Roberto Zaretti ha saputo portare alla luce non solo una storia vera nei contorni, ma grondante di umanità lirica e di profondità di pensiero, là dove coglie tematiche intime e sempre attuali, quali il mistero esistenziale, l’amore nelle sue più svariate declinazioni, l’amicizia, i rapporti familiari, la morte, la civiltà che avanza e contro cui, purtroppo, non ci si può opporre in nome di un progresso (o meglio di una speculazione edilizia spietata) che distrugge la natura, minando la nostra stessa sopravvivenza. Infine, affiora la “fatica” e l’angoscia del vivere personale di Alice dentro una solitudine, non cercata, ma che la travolge in una depressione patologica che giorno dopo giorno la consuma e che fa esclamare alla nipote Angela, in una lettera inviata alla zia, quando ne scopre l’epistolario: “Sono profondamente turbata per l’atteggiamento di chi sapeva e non ha mosso un dito”… e  da questa sua pagina finale si comprenderà perché “una donna che non ha mai vissuto… vivrà per sempre” in questo singolare e intrigante “rifacimento” di Roberto Zaretti, da cui possiamo e riusciamo a percepire le vibrazioni che lui stesso ha colto leggendo quegli scritti per la prima volta.

Giuseppe Possa

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