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Pubblicato dal settimanale Eco Risveglio il volume dedicato al decano dei giornalisti ossolani

melce-1-pqE’ uscito un prezioso volume, a dieci anni dalla scomparsa, dedicato a Cesare Melchiorre (1926-2006), Melce come si firmava, decano dei giornalisti ossolani, che per oltre mezzo secolo ha raccontato la cronaca delle nostre valli, come collaboratore di quotidiani e di radio nazionali, ma soprattutto come condirettore con Gianni Reami di Eco Risveglio Ossolano. A curare il libro è stato Benito Mazzi, allora direttore responsabile di quel settimanale, che per l’occasione lo ha dato alle stampe. <<E se da un lato appare un dovere morale>> scrive l’attuale direttore, Andrea Dallapina, <<nei confronti di uno dei padri della testata e del giornalismo ossolano, dall’altro vi è anche il piacere di ritrovare nella sua prosa un amico, un volto di casa, un affabile e distinto gentiluomo in grado di unire la semplicità d’animo alla raffinatezza dell’analisi>>.

Dalla lettura del corposo ed esaustivo testo di Mazzi, emerge la figura di un appassionato giornalista dalla scrittura sciolta e versatile, di esemplare correttezza e chiarezza espositiva, legato alla propria terra, tifoso del Toro e della Juve Domo, ma imparziale nelle sue cronache ed estraneo alle beghe politiche. L’autore sostiene giustamente che non si può stare trent’anni insieme se non c’è una profonda stima e amicizia: <<Con Melce e Reami, condividevamo la stessa concezione del giornalismo: per noi il giornale doveva essere al servizio del territorio>>.

Nella seconda parte del volume è riportata un’ampia raccolta di scritti dedicati all’informazione, ai personaggi, alla cronaca locale, da cui emerge un Melce attento sia agli avvenimenti importanti, ai consigli comunali, agli eventi sportivi, ma anche ad alcune vicende locali, magari di tono minore, ma gradite e seguite dalla gente, come certi gustosi excursus nelle memorie del passato.

Infine, oltre ai ricordi di Mazzi, sono raccolti alcuni interventi di persone che hannomelce-2-pq22 conosciuto od operato con Melchiorri, che qui elenco: Andrea Dallapina (Maestro di giornalismo e umanità); Alfonso De Giorgis, attuale presidente dell’Editoriale Eco Risveglio (A uno come te “Eco Risveglio” lo cederei); Gianni Reami (Simbolo della stampa ossolana); le storiche segretarie del giornale, Rosa e Grazia Cicco (Per noi era un papà); Ermanno Canuto (Ci conoscevamo da sempre); Gianfranco Croppi (Cavaliere venatorio); Maurizio De Paoli (Un collega imparziale e meticoloso); Edgardo Ferrari (Ciao, Melce); Tiziano Ferraris (Persona preziosa e garbata); Antonio Pagani (L’ambasciatore); Rino Porini e Camillo Paffoni (Il grazie del Panathlon Club Mottarone); Adriano Velli (Mi segnalò alla “Gazzetta del Popolo”); Giovanni Zizzi (Signore d’altri tempi) e, infine, il contributo, che pubblichiamo qui di seguito di Giuseppe Possa, che collabora fin dal 1974 a Eco Risveglio e che con l’amico Giorgio Quaglia condivide il blog “PQlaScintilla”.

Punto di riferimento per aspiranti giornalisti

I miei articoli su Eco Risveglio sono sempre stati pubblicati nelle pagine culturali, per l’amicizia che mi legava al direttore Benito Mazzi che le curava di persona e sulle quali mi aveva invitato a scrivere fin dal 1974. Per questa ragione, fra gli scriventi, sono stato sicuramente il collaboratore che ha avuto meno contatti con Cesare Melchiorri, melce-4-pq44condirettore con Gianni Reami del giornale. Tuttavia, nonostante i nostri sporadici incontri, lo tenevo in grande considerazione, perché di Melce già leggevo con interesse e stima le cronache che uscivano sul vecchio “Risveglio Ossolano”, a cui la mia famiglia era abbonata, prima della fusione con l’”Eco dell’Ossola”, che ha poi dato origine alla nuova testata. Mi piaceva come presentava gli avvenimenti, le notizie settimanali o come intervistava i protagonisti della politica; inoltre, apprezzavo il suo modo di riportare alla memoria le storie o i personaggi del passato, di un’Ossola legata alle proprie radici, seppure in continua e rapida trasformazione. Forse, per quel tempo, mancavano di forza innovativa e vigore polemico – come noi giovani ci auspicavamo nel periodo “sessantottino” – però, i suoi scritti, mai alla ricerca del sensazionale, erano rigorosi nell’accertamento dei fatti e nella chiarezza di linguaggio. Egli sapeva unire l’impegno civile con la capacità di rendersi utile – attraverso la sensibilità che la sua penna assumeva nel raccontare – ai residenti delle nostre valli e ai suoi concittadini domesi.

Di lui avevo un rispetto reverenziale, nonostante che, su suo invito, ci fossimo dati subito del tu. Questo non solo perché avevo appreso che in Piemonte era stato tra i primi a ottenere la tessera di pubblicista, ma perché, sotto quel filo tenue di pacatezza, intravedevo il volto fermo del “buon padre” di famiglia, oltre che ritenerlo un giornalista di buon senso, serio, metodico, con la competenza e la passione dell’artigiano, cui piace il proprio mestiere.

296melce.jpgPersonalmente, gli telefonavo tre o quattro volte l’anno in occasione delle festività, per scambiarci gli auguri e mi convocava puntualmente in sede prima di ogni Natale. Era lui il meticoloso “ragioniere” che gestiva l’amministrazione del settimanale (e mi ricordo quante volte Mazzi mi confidava di essergli grato per questa sua funzione – già svolta da Melchiorri in proprio, dirigendo una società di spedizioni – che tanti grattacapi toglieva a lui e a Reami). Per farla breve, dal suo ufficio uscivo con un sostanzioso, e allora assai utile, compenso, ma i primi anni pure con qualche paternalistico suggerimento, come quello di essere incisivo senza – per rispetto del lettore – lasciarmi prendere dalla “saccenteria” giovanile, facendomi così capire che il giornale è un servizio pubblico, non un proscenio per sfoggio personale.

I momenti più spensierati trascorsi insieme erano quelli delle cene annuali di “Eco Risveglio”, nel corso delle quali ci scambiavamo gli auguri. Melce ci relazionava sulla situazione economica del giornale, stabilmente in attivo, e non nascondeva la soddisfazione dell’intera direzione per aver potuto elargire qualche rimborso in più ai collaboratori, oppure per gli investimenti che di volta in volta venivano intrapresi per migliorare la sede o le attrezzature, poiché ogni anno gli abbonati aumentavano e bisognava stare al passo coi tempi, così da non deludere la fiducia e le attese dei lettori. Eco Risveglio era riuscito a dare un’autentica “ossolanità” a tutto il nostro territorio, ciò che invece era mancato alla politica, che anzi aveva contribuito a mettere una contro l’altra le valli, per gli interessi e le beghe dei partiti.

La sua chiarezza e il suo spessore etico-professionale hanno costituito, per molti di noi giovani corrispondenti del settimanale, un punto di riferimento costante.

Giuseppe Possa

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