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Nel libro c’è tutto l’affetto che lega l’autore alla sua Ossola: la rievocazione dei propri avi, i suoi ricordi di gioventù e il confronto tra la vita del secolo scorso con quella di oggi.

Chi ha avuto una vita intensa o proviene da famiglie con un passato più o meno illustre, haimmaginez sempre qualche interessante storia da raccontare, propria o degli antenati. E’ ciò che ha fatto anche Gian Paolo Piffero col suo volume fresco di stampa, “Storie di uomini”, che così giustifica la pubblicazione: <<La principale motivazione che mi ha spinto a scrivere questo libro risiede nel legame affettivo con la mia terra d’origine, le persone e le storie della mia gioventù che conservo gelosamente dentro di me; ed in ultimo il paragone tra quei tempi, in cui i nostri avi furono emigranti, e i giorni nostri, in cui l’immigrazione è percepita come un pericolo, dimenticando il nostro passato e le difficoltà che vissero i nostri “vecchi”>>.

Cogliendo proprio come spunto gli attuali sbarchi degli extracomunitari, l’autore villadossolese narra le traversie di qualche ossolano che, dall’Ottocento e fino agli anni Sessanta del Novecento ha lasciato la propria terra per spingersi in diversi continenti, in particolare in Sud America. Ed è in Argentina che suo prozio Bartolomeo, uno di questi personaggi in cerca di lavoro, si avventurò all’inizio del secolo scorso. I racconti verosimili, sono basati su documenti d’archivio ritrovati, ma l’autore coglie anche l’opportunità per riportare alla mente usi e costumi di un passato alpino quasi del tutto estinto che permetteva ai montanari di sopravvivere, grazie a immani fatiche e sacrifici, supportati da rapporti umani assai stretti. Con l’industrializzazione e il benessere economico lo spopolamento della montagna è diventato inevitabile e molte storie e tradizioni andrebbero dimenticate, se non tramandate per iscritto. Dice lo scrittore: <<Nel libro ho tentato di creare una visione coinvolgente degli avvenimenti narrati; chi visse quegli anni si ritroverà in alcune vicende simili. Ecco, racconto per ricordare, per non dimenticare il nostro passato. Ai lettori più giovani o estranei alle piccole comunità montane, la lettura permette di conoscere la vita degli Ossolani, dapprima in un tempo di sopravvivenza e successivamente in quello della crescita economica. Io, discendente dei proprietari dell’osteria di Calasca, nella frazione Antrogna, credo di poter testimoniare con quanta determinazione, sacrificio e spirito di comunità i nostri avi hanno vissuto i periodi di magra, così come hanno poi trascorso quelli dell’abbondanza senza esagerazioni e senza scordare le proprie umili radici. Le storie sono animate da personaggi ricchi d’inventiva e creatività: essi utilizzavano la fantasia, l’ingegno e l’impegno per sopravvivere e per evolversi, nonostante una durezza di facciata, che serviva a mascherare le molte fragilità caratteriali. I tre episodi narrati sono stati scritti tutti con lo stesso trasporto, con quella passione che mi sta spingendo a proseguire. Sto, infatti, scrivendo un romanzo sulle contrapposizioni di classe e sulle disuguaglianze in seno alla nostra società provinciale>>.

Prosa semplice, quella di Gian Paolo Piffero, ma scorrevole, che si inserisce in un tessuto ambientalistico e storico locale, spesso con battute colloquiali in dialetto, rese vive e modellate sugli stati d’animo degli abitanti del luogo e inserite in contesti psicologici mirabili.

Giuseppe Possa

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