Due volumi in cofanetto (di oltre 500 pagine) – autorizzati dagli eredi, che hannodonremigio messo a disposizione di Pier Franco Midali l’archivio e i documenti del sacerdote e poeta di Bognanco (VB) – usciranno quest’estate per celebrare i cento anni della nascita. Corredati con testi lirici e narrativi, fotografie, alcuni inediti, un vasto apparato critico e i contributi di illustri studiosi del mondo laico e religioso, saranno pubblicati dall’Associazione culturale Giovan Pietro Vanni. Partito volontario come Cappellano degli Alpini in tempo di guerra, don Remigio, da prigioniero ma continuando la sua missione, visse in tredici campi di concentramento e sterminio. Fu coadiutore in alcuni paesi ossolani e poi parroco di S. Pietro Schieranco in Valle Antrona. Ventotto pubblicazioni testimoniano le sue profonde doti intellettuali e spirituali. Ottenne premi e riconoscimenti importanti.

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di don Remigio Biancossi, nato nel 1917 a Bognanco Terme. Ordinato sacerdote a Novara nel 1941 dal Vescovo Castelli, egli visse e donremoperò quasi sempre nelle valli ossolane, dapprima come coadiutore a Re e poi alla Noga di Villadossola; in seguito, come parroco a S. Marco e a Monteossolano; infine, per vent’anni a S. Pietro Schieranco in Valle Antrona, reggendo contemporaneamente la chiesetta di Bognanco Fonti. Egli fu anche poeta e scrittore assai noto. Si spense all’ospedale di Domodossola nel 2003, ma era almeno da un decennio che viveva appartato, assistito dalla cognata Alina, cristianamente affrontando la malattia che lo assottigliava e prosciugava sempre più, che gli toglieva materia, ma non energia e spirito per professare la sua fede religiosa di fronte a un mondo troppo egoista, proteso verso un consumismo sfrenato, che dimentica o addirittura disprezza gli altri, i popoli più deboli e oppressi.

E’ soprattutto al mondo letterario che è legata la sua fama e ancora oggi è ricordato echiesa bognanco ritenuto come un grande testimone della cultura dell’Ossola. L’esperienza che ne ha segnato principalmente la vita, rivelandolo vate autentico, fu quella dell’ultima guerra. Partito volontario come cappellano militare degli alpini in Croazia, fu fatto prigioniero e, continuando nella sua missione, conobbe ben tredici campi di concentramento e sterminio, da cui uscì profondamente segnato nello spirito, ma come disse una volta, con un insegnamento: <<anche nell’abiezione più disumana, si può trovare la propria dignità, pregando Dio e dedicandosi alla poesia col suo messaggio di libertà e giustizia>>.

All’autore Pier Franco Midali – scrittore e presidente dell’Associazione culturale Giovan Pietro Vanni di Viganella che ne cura la stampa – chiediamo qualche anticipazione sul cofanetto contenente i due volumi in stampa.

Quando ti è venuta l’idea per questa esaustiva opera a ricordo di don Remigio Biancossi e come si è resa concreta?

<<Più volte e in diverse circostanze balenò in me l’idea di realizzare un volume antologico, in due tomi, sulla figura del sacerdote bognanchese tanto caro, principalmente, alle comunità di due valli, la Bognanco e l’Antrona. Nel corso delle ricerche documentali svolte sul mio territorio di residenza, più volte “incontrai” i suoi scritti e compresi l’importanza che questi rappresentavano per la storia e la cultura di questa valle. Oggi mi sento di affermare che se don Remigio fu una figura importante per la storia e la letteratura ossolana, divenne addirittura fondamentale per quella antronese. Mi sembrò perdonrem3etanto naturale suggerire, a favore delle nuove generazioni, l’antologia delle sue opere migliori. Quasi fosse un debito che la comunità aveva nei confronti della figura straordinaria di questo illustre personaggio. L’idea trovò poi la sua concretizzazione durante la giornata conclusiva della quarta edizione del premio letterario “Bognanco Terme” (a Midali, in quell’occasione, fu assegnato il premio Bognanco alla carriera – ndr) quando accogliendo l’idea del critico letterario Giuseppe Possa e dei famigliari del Sacerdote, accettai la sfida di dedicare a don Remigio, nel centenario della sua nascita, un cofanetto celebrativo contenente due volumi, uno dedicato alla poesia e uno alla prosa>>.

Accettata la sfida, quali sono stati i passaggi successivi e com’è stata impostata l’opera?

<<Da subito mi sembrò veramente necessario coinvolgere i famigliari di don Remigio. E’ una questione di stile e se vogliamo di educazione. Non ritenni possibile iniziare un lavoro commemorativo senza l’ausilio della cognata e delle nipoti. E devo dire che trovai in loro la comprensione, l’incoraggiamento e il sostegno necessari, affinché il lavorodonremigioxx potesse prendere la piega giusta. Nella prefazione dell’opera, Ada e Miriam scrivono una cosa quasi commovente che rispecchia fedelmente quanto accaduto. Raccontano di come mi accolsero in casa loro, facendomi vedere lo scrittoio dove don Remigio scriveva, il pianoforte su cui suonava, il letto dove dormiva. Cose fondamentali per instaurare uno stretto rapporto di familiarità che mi auguro i lettori possano ritrovare nelle pagine dei testi. Per quanto concerne l’impostazione dell’opera, ho ritenuto doveroso scindere la figura umana di don Remigio secondo i tratti salienti del suo carattere e della sua personalità. Ne sono usciti nove lineamenti tutti ugualmente importanti e indicativi. A ciascuna “figura“ corrisponde un’inclinazione del sacerdote e ogni singolo lineamento è stato descritto da uomini illustri del nostro territorio. L’analisi spazia così tra la figura del prete e quella del poeta, tra l’alpino e il combattente, il musicista e il pescatore, lo scrittore e il giornalista e così via>>.

Pier Franco, poiché hai parlato di “uomini illustri” del nostro territorio che hanno voluto ricordare don Remigio, puoi anticiparne i nomi?

<<Non esistono problemi a rendere anticipatamente pubblici i nomi che si ritroveranno nel testo, a testimonianza di quanto da loro scritto in ricordo di don Remigio. Non voglio creare una classifica di merito, perché tutti hanno accettato di ricordaredonrem2x l’illustre sacerdote con slancio e generosità. Sono figure illustri di rinomati uomini che operano o hanno operato in Ossola e nelle sue Valli. Hanno scritto di lui, il cardinale Renato Corti e il giornalista scientifico Piero Angela, i sacerdoti don Luigi Preioni e don Luigi Tramonti, lo storico Pier Antonio Ragozza, il pittore Pier Giorgio Novellini e il maestro Pietro Mencarelli, il critico Giuseppe Possa, l’antropologo Luca Ciurleo e ancora Lorena Bagnasco e Gian Carlo Castellano. Da non dimenticare anche il contributo di tre sindaci: Remigio Mancini di Bognanco, Claudio Simona di Antrona Schieranco e Alberto Preioni di Borgomezzavalle. Un parterre eccezionale al quale vanno aggiunti i familiari di don Remigio e il pittore ossolano Giuliano Crivelli che ha concesso di riprodurre nell’antologia alcuni suoi disegni legati alla Resistenza e la sua grafica dedicata al “cestino da pesca di don Remigio”, lavori tanto cari al Sacerdote che li usò nei suoi libri>>.

A quanto sembra, pare che anche un editore locale voglia pubblicare un testo in ricordo di don Remigio. Che cosa pensi a tale proposito?

<donremtram2<<Se guardassimo l’azione solamente sotto il profilo del ricordo del sacerdote, la cosa non potrebbe che far piacere. La figura di Don Remigio merita di essere celebrata dignitosamente; quindi quanto più si allargano gli orizzonti di quelli che scrivono in suo ricordo, tanto più completo e corretto è il racconto della sua storia personale. Se però la cosa dovesse scendere nei meandri della becera lotta per la supremazia editoriale e mancasse il coinvolgimento emotivo nel racconto e nella narrazione, allora gli sviluppi sarebbero sicuramente diversi e il plauso si trasformerebbe in disapprovazione>>.

Infine, cosa ti senti di raccontare dell’opera in fase di stampa, per cercare di convincere il lettore ad acquistarla?

<<Sono rimasto affascinato nel rileggere i racconti di don Remigio che avevo letto in annidrems giovanili. Quegli scritti non hanno davvero età. Possono essere proposti oggi, ma soprattutto presentati alle nuove generazioni. Inoltre saranno pubblicate alcune poesie inedite del sacerdote, che vanno ad arricchire una già completa antologia di versi. Alcune citazioni comprese nelle varie testimonianze degli illustri personaggi, che hanno collaborato alla stesura dell’opera, hanno poi un fascino irresistibile e sono sicuro sapranno sedurre il lettore. Per quanto mi riguarda, ho cercato di estrapolare dai suoi ventotto libri pubblicati, il meglio della sua vena poetica e letteraria. Se sia stato in grado di farlo o no, sarà il lettore a giudicarlo. E questa sfida sarà un altro elemento utile per convincerlo a prendere tra le mani il ricordo di Don Remigio: un presioso cofanetto contenente due volumi di oltre cinquecento pagine>>.

(a cura di Giuseppe Possa)

pgpfm

Giuseppe Possa e Pier Franco Midali

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