Per gentile concessione dell’autore, condividiamo e pubblichiamo su PQlaScintilla la critica che Franco Esposito fa al mondo culturale, in morte dello studioso torinese: <<Penso che non ci sia un autore in Italia che non abbia ricevuto, sia all’inizio della sua carriera che dopo il successo, una parola di incoraggiamento, un aggettivo per rincuorarlo a studiare e andare avanti, a non arrendersi. Sapeva con precisione e lo trasmetteva ai più giovani che il vero poeta, il vero scrittore si misura coi tempi lunghi, lunghissimi. Questo era lo spirito di Barberi Squarotti a differenza dell’esercito di supponenti che circolano oggi come ieri in Italia>>.

<<Le trappole non catturano la morte,/ gli aghi non l’avvelenano, i cani non l’afferrano coi denti./ So che dobbiamo perire perché un nuovo polline sia sulle colline>>.

GBSQUAROTTIDopo la morte dell’amico  Bàrberi Squarotti e dopo aver percorso con la memoria più di quarant’anni di bella e lunga amicizia fatta di incontri, di sentimenti, di gesti, di consigli, sono sempre più convinto che tutte le sue parole, le sue opere devono essere tramandate assolutamente a futura memoria, perché facciano parte di un imponente libro patrimonio, deposito di tutti i suoi interventi critici, ma anche della sua importante opera poetica che sono convinto non tutti hanno preso in giusta considerazione e per dirla con franchezza hanno un po’ tutti snobbato. Invece sono convinto che aveva ha un suo valore, una sua originalità nel panorama della poesia italiana. Amava la poesia e sono convinto che è stato il critico che ha seguito con più costanza e competenza sia la poesia classica, con studi di eccellenza sugli autori più importanti della letteratura italiana, sia i giovani che si avvicinavano a quest’arte magica e sulfurea con consigli e  per i più meritevoli con sue splendide ed originali presentazioni. Era questo lo spirito umano e critico di Barberi Squarotti, era questo che guidava il suo pensiero e la sua mano di grande critico dal volto e dal cuore umano.

Sicuramente il più umano degli umani, il più imparziale e generoso dei critici italiani di cui la letteratura di tutti i tempi può vantarsi.

Ci sono stati critici, ma, soprattutto ci sono ancora critici che si autodefiniscono maestri, che dai loro pulpiti universitari, o dalle colonne di riviste e giornali sputano sentenze e quel che è peggio si vantano pubblicamente di non aver bisogno di leggere, ma sanno per opera divina che quasi tutto, se non tutto quello che si produce nel campo delle lettere, è spazzatura… salvo i loro scritti e quelli dei loro amici, che sono naturalmente e magicamente dei capolavori della letteratura.

Invece Barberi Squarotti era e rimane uno dei pochi critici pieno di sensibilità verso tutti e quello che è più importante anticipava i tempi. Penso che non ci sia un autore in Italia che non abbia ricevuto, sia all’inizio della sua carriera che dopo il successo, una parola di incoraggiamento, un aggettivo per rincuorarlo a studiare e andare avanti, a non arrendersi. Sapeva con precisione e lo trasmetteva ai più giovani che il vero poeta, il vero scrittore si misura coi tempi lunghi, lunghissimi. Questo era lo spirito di Barberi Squarotti a differenza dell’esercito di supponenti che circolano oggi come ieri in Italia.

L’amico Barberi Squarotti se n’è andato in silenzio, in punta di piedi, coerente fino alla fine con il suo stile langarolo, elegante e discreto. Ricordo con grande affetto e con una vena di tristezza l’ultima telefonata, appena una diecina di giorni prima della sua definitiva partenza da questa nostra plastificata, faziosa e falsa vita culturale italiana.

Come al solito dopo un piccolo cenno alla sua età e alla sua salute era sempre curioso e incominciava a chiedere della nostra Microprovincia”; dico nostra di proposito, perché Barberi Squarotti è stato in questi 38 anni un po’ l’anima della rivista, il fratello maggiore a cui chiedevo consigli e suoi interventi su autori che amavamo entrambi e i suoi magnifici saggi arrivano puntuali e puntualmente scritti a macchina, in una scrittura tutta sbilenca e con centinaia di correzioni a mano. Ricordo a casa sua, a Torino, che mi lamentavo tutte le volte e gli dicevo almeno falla riallineare e lui che rideva tutto soddisfatto.

cop barberi - pensosoAmava sia la sua vecchia e cara macchina per scrivere, che la sua preziosa e inseparabile stilografica: erano un po’ il suo marchio di stile e di garanzia. Non parliamo delle sue lettere con una grafia che i primi tempi mi sembravano sgorbi illeggibili; poi, con gli anni, riuscivo a leggere non solo le mie lettere ma decifrare le tante lettere spedite ad amici e conoscenti, i quali con gentilezza mi facevano avere in fotocopia. A questi piccoli ricordi personali che ho raccontato potrei aggiungerne tantissimi altri, ma altri toccano la sensibilità di personaggi e associazioni per cui appartengono alla nostra amicizia, alle nostre confidenze private,ormai sepolte nella nostra proverbiale discrezione e nella nostra reciproca stima.

Altro capitolo importante di Barberi Squarotti è stato il suo amore per il nostro lago; infatti, sono state storiche le sue conferenze sugli scrittori piemontesi e soprattutto è stato il primo ad aver tolto dall’oblio e dato spazio per primo a due allora giovani esordienti scrittori di frontiera come Benito Mazzi e Gianfranco Lazzaro.

Altro capitolo importante per Stresa e il lago è stato la sua disponibilità, e soprattutto ha messo a disposizione la sua competenza nel partecipare per tanti anni come giurato al nostro Premio Stresa di Narrativa”, fino a quando le forze gli avevano consentito il lungo tragitto Torino e Stresa.

Ultimo capitolo, ma non ultimo come ricordi personali, lo voglio dedicare ai faziosi di tutta la stampa italiana, almeno fino ad oggi, nessuna testata esclusa. Il loro comportamento è stato di una tale gravità, per cui mi vergogno io per il loro egoismo e per la loro insensibilità. In morte, Barberi Squarotti è stato trattato nello spazio e nei ricordi giornalistici come se fosse scomparso uno degli ultimi intellettuali italiani e non uno dei più grandi critici, uno che possedeva i ferri del mestiere e a pieno diritto è entrato a far parte nell’olimpo, in compagnia di Contini, Macrì, Bo, Gramigna, solo per citare a memoria… con buona pace dei falsi cercatori di gloria. Dell’impreparazione, dell’improvvisazione, delle amnesie dei rifacitori delle pagine culturali dei nostri giornali erano note a tutti da almeno un ventennio, ma che potessero arrivare a relegare la notizia della morte dell’ultimo grande critico italiano Barberi Squarotti, con due striminzite colonnine, ha sfiorato il ridicolo. Malgrado il loro disinteresse resta uno dei critici più famosi d’Italia e uno dei più importanti d’Europa. Barberi Squarotti, fatevene una ragione, è stato e resta il critico per eccellenza nel senso più classico e più profondo della parola, con la forza della sua scrittura, con la sua autorità, conquistata sul campo e non per diritto di nascita, ha accompagnato una moltitudine di studenti e studiosi, per farci cogliere la complessità della letteratura e dei suoi autori e darci o indicarci una strada per poterci avvicinare, senza paura, alle loro opere. Probabilmente, o forse senza probabilmente almeno per me, è stato uno degli ultimi esempi di intellettuale, di critico in Italia per il suo coraggio di stare non con i potenti, ma sempre dalla parte degli umili, per contestare la verità del potere anche e soprattutto nel campo delle lettere, per dare coraggio ai timidi, ai giovani di tante generazioni. Comunque di una cosa sono certo, e lo dico non accecato dalla nostra lunga amicizia, parecchi o quasi tutti i cosiddetti pseudo critici di oggi finiranno nel dimenticatoio, ma di Barberi Squarotti si continuerà a studiare a lungo la sua opera e giustamente. Da parte mia e di “Microprovincia” caro Giorgio, continueremo a volerti bene come abbiamo fatto negli ultimi quarant’anni. Un altro amico che ci lascia, un altro dolore.

Franco Esposito  

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