La superstruttura dell’in-formazione e le nuove seducenti forme di demago-latria politica e religiosa

Riproponiamo come lettura estiva il saggio di Giorgio QuagliaNON AVRAI ALTRO DIO.”, che si può scaricare gratuitamente dagli e-book di Mnàmon (casa editrice on line diretta a Milano da Gilberto Salvi)

http://www.mnamon.it/attualita/non-avrai-altro-dio/flypage.tpl.html

quaglia 2Il libro – dall’eloquente e simbolico titolo (con un punto finale che rappresenta un rafforzativo di assolutezza e un sottotitolo che riassume con lacerante chiarezza il senso della feroce denuncia che percorre con ossessionante e ripetitiva espressione l’insieme dei pezzi) – era già uscito in versione cartacea a cura dei “Quaderni di Contro Corrente – Milano” e con una originale veste grafica di copertina (curata da Benedetta Spreafico da Londra). In esso l’autore ci propone il “frutto” complessivo del suo pensiero composto dagli articoli che con veemenza caustica e pasoliniana sono apparsi sul nostro vecchio blog (che si appoggiava alla piattaforma, ora chiusa, de “Il Cannocchiale”) ogni qualvolta la sua acuta attenzione critica decideva di concentrarsi su fatti, situazioni e argomenti di forte attualità.

Fa’ a tal riguardo una certa impressione e colpisce la lettura continua e complessiva di così tante e variegate (pur se simili e contigue) tematiche e il modo spesso complesso, ma mai oscuro, in cui i loro profondi e spesso nascosti significati vengono sviscerati dall’autore, che manifesta una coerenza culturale e intellettuale che a volte stupisce o disarma.

Ecco perché “Non avrai altro Dio.” è un lavoro importante e originale (forse unico nel deludente panorama critico del Paese), che invita – come sostiene il medesimo Giorgio Quaglia nell’epilogo all’inizio del libro – a “resistere e ribellarsi contro tutto quanto ha umiliato, demoralizzato, racchiuso e svilito le aspirazioni ad una più compiuta e autonoma libertà di pensiero critico, individuale nonché – più che altro – della collettività” e che risulta utile, anche secondo quando si afferma al termine della presentazione nel risvolto di copertina a cura di Giuseppe Possa qui di seguito riportata, per cercare di non lasciare “il mondo ‘buio’ com’era e com’è”.  

<<NON AVRAI ALTRO DIO.>> – Attraverso una critica serrata e impietosa a ciò che èbollla1.JPG andato individuando e definendo con inquietante fascino come la “superstruttura/bolla dell’in-formazione” (che tutto e tutti ingloba e sovrasta) e al conseguente deleterio ‘utilizzo/influsso’ appunto dei mezzi comunicativi, in particolare del “regno nefasto” delle televisioni, Giorgio Quaglia concentra la sua indagine su alcuni problemi fondamentali della società contemporanea, nella realtà economico-finanziaria, politica, militare e religiosa (con un accento molto originale ad esempio su femminicidio, eutanasia, giornalismo, cronaca, guerra, ecc.) a livello non solo italiano, ma pure internazionale. 

L’autore – forse per questo dice di “aver esaurito” l’analisi di determinate tematiche, ma ne dubito e lo motiverò alla fine – a mio avviso, ha raggiunto il momento più maturo del suo pensiero, la fase più approfondita delle sue riflessioni e indagini, che si scontrano sempre più spesso con la cultura egemone e quella legata al “senso comune della moltitudine”.

Egli, mosso dal fervore di una specifica visione del mondo, sempre più chiara in questo ”odierno neo oscurantismo”, manifesta le sue riflessioni intellettuali da “combattente” (non costretto da una professione giornalistica o accademica, ma liberamente e consapevolmente spinto dalle proprie esigenze interiori) contro il pensiero omologato e sempre più di “indecente ipocrisia” dell’in-formazione e di una classe politico-istituzionale corrotta e criminosa, alle quali dedica la sua ripetitiva e implacabile reprimenda.

Per meglio cogliere il valore e la fecondità degli articoli pubblicati da Quaglia, non solo icon_quaglia_altrodioin questo libro che costituisce il seguito pratico al precedente “Un Uomo Nuovo” del 2012 (tutti apparsi sul blog “pqlascintilla” che condividiamo dal 2009), occorre ricercare e individuare i nodi essenziali della realtà che ha posto e pone la “globalizzazione” capitalistica, con la sua improvvisa espansione, il suo costruirsi, definirsi, articolarsi e collegarsi con le realtà territoriali e le masse di ogni Paese. Quindi non lo indica in modo aperto, in seguito alla convinzione negativa sulle effettive possibilità e convinzioni, ma leggendo i suoi piccoli ‘saggi’ vibra il bisogno impellente intimo e collettivo di veder attuate quelle svolte, a tutti i livelli, per un nuovo corso dell’esistenza dell’uomo, oltre a una più moderna concezione intellettuale ed etica del mondo; un diverso modo di intendere e agire, di cui, purtroppo, per ora, ben poco s’intravede, soprattutto nella situazione italiana.

Lo “squallore quotidiano”, contro cui secondo lui “sarebbe necessario insorgere”, è generato ancora e sempre dal predominio delle classi dominanti e, in un gioco perverso di compromissione e di reciprocità, da questa ‘bolla’ (televisioni, carta stampata, social network e altri moderni strumenti mediatici) da cui niente e nessuno (opposizioni comprese) e tranne qualche ‘singolo consapevole’ possono sfuggire (da qui l’allusivo e emblematico titolo “Non avrai altro Dio.”); tanto che entrambe possono in tal modo consolidare e allargare il loro potere invasivo. 

bolla22Finché non sapremo recedere, o per lo meno controllare-neutralizzare, i fili invisibili delle “nuove seducenti forme di demago-latria politica e religiosa”, continueremo a subire così l’influenza di questa ‘catena’ predominante, ormai secolare, impostaci dall’alto che impedisce una concezione autonoma del modo di vivere civile; solo ‘resistendo e ribellandosi’, lasciano intendere l’insieme dei testi, si potrà costruire una nuova unità culturale e a questo punto formare un diverso ordine più equilibrato dell’esistenza umana e degli altri esseri viventi, all’interno di una natura salvaguardata.

Sebbene costretti a constatare che la nostra epoca, nel breve, rinnoverà la sua transitorietà, ciò non toglie che in un periodo più lungo (visto che in un universo eraclideo tutto scorre, cambia e si trasforma in continuazione) non si possa giungere a mutamenti risolutivi nel nostro incessante slancio utopistico. Ed è per questo che, conscio del “gioco infausto” dentro cui siamo costretti a vivere e nonostante i suoi annunciati propositi di utilizzare altre forme di espressività, Giorgio Quaglia credo non rinuncerà presto alle sue ‘analisi’ – pasolinianamente nitide e caustiche – ma continuerà a svilupparle e proporle, per cercare di non lasciare <<il mondo “buio” com’era e com’è>>.

Giuseppe Possa

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