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Una mostra interessante e da non perdere quella di Ugo Pavesi alla Palazzina Liberty di Stresa (VB), allestita con il patrocinio e il sostegno del Comune e della Banca Mediolanum di Gravellona Toce e Borgomanero. E’ stata inaugurata sabato 27 maggio, coronata dall’affluenza di un pubblico numeroso e davvero straordinario. La rassegna proseguirà fino al 25 giugno ed è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 12,30 e dalle 16 alle 19. Sono esposti soprattutto paesaggi (alcuni di grande formato – mt 3×2), qualche natura morta e alcuni ritratti.

https://pqlascintilla.wordpress.com/2017/04/18/ugo-pavesi-espone-a-stresa/#more-1273

Pubblichiamo qui di seguito, “Le montagne incantate di Ugo Pavesi”, uno stralcio dell’intervento del professor Raffaele Fattalini che, con lo storico dell’arte Gianfranco Bianchetti, ha contribuito alla realizzazione della corposa monografia dell’artista di Villadossola, pubblicata nel 2008.

Le montagne incantate di Ugo Pavesi

In altra occasione Ugo Pavesi ha ritenuto opportuno ricordare una mia citazione dilagopavesi Piero Chiara, cantore straordinario del Lago Maggiore, dei suoi paesi e paesaggi e delle sue genti, nei romanzi e negli elzeviri del Corriere. Il trait d’union tra Pavesi e Chiara – che io volli cogliere – è il Monte Rosa, fonte di ispirazione per entrambi, che noi vediamo da Macugnaga e sul traghetto per Laveno, e che lo scrittore vedeva dalla mansarda studio di Varese: “Bianco e roseo al mattino, sulfureo e azzurro come la fiamma dell’antracite nel mezzogiorno, violaceo la sera quando tutte le nubi del nostro emisfero corrono a incoronarlo di porpora e di fuoco”. Così Chiara con la sua prosa fascinosa, altrettanto Pavesi con la sua sfumatissima tavolozza.

phoca_pavesil_Maggio_a_Fondotoce_45x60_PUPersonaggi famosi ammirarono queste terre, dal lago Maggiore all’Ossola e al Cusio, giungendo da tutti i Paesi dell’Europa dopo che Napoleone rese carrozzabile la mulattiera del Sempione. Vennero scrittori e poeti, musicisti e personaggi storici, quale lo stesso Napoleone. Ecco Andersen, Goethe, Dickens, Dumas che si ricordò del lago Maggiore nel Conte di Montecristo. E anche il Casanova, che nel Palazzo Borromeo dell’Isola Madre villeggiò con una giovane svizzera di Lugano. Più tardi, Manzoni e Rosmini conversarono a Villa Ducale, proprio qui davanti.

Tra i musicisti ricordiamo almeno Mendelssohn, Liszt con l’amata Marie, Wagner ammirato dalla visione del Monte Rosa riflesso nel lago. Tra i pittori e disegnatori che ritrassero panorami e bellezze del paesaggio figurano il Wetzel, i Lory padre e figlio, il Brockedon, apprezzatissimi dai collezionisti di stampe dell’Ottocento.

Una delle visioni più suggestive del Verbano è quella che scaturì dalla penna di Stendhal,fotografia Pavesi il quale ambientò sul Lago Maggiore alcune scene della Certosa di Parma: “Dalla terrazza vista deliziosa: a sinistra l’Isola Madre e una parte di Pallanza, poi il ramo del lago che si protende verso la Svizzera; di faccia Laveno; a destra il ramo di Sesto”. Sullo sfondo “cinque o sei sfumature di montagne nascoste dalle nubi” (“cinq ou six nuances de montagnes cachées par les nuages” Journal). Più leggiadra e gioiosa è la visione che del Monte Rosa ci offre Alfred de Musset dal ponte della Masone sul Toce: “Il viaggiatore, alzando il capo, vide le Alpi alte nella loro calma eterna. E davanti a lui la sommità del Monte Rosa, dove la neve e l’azzurro s’azzuffavano scherzosamente” (“… le voyageur, levant la tête, vit les Alpes debout dans leur calme éternel. Et, devant lui, le sommet du Mont Rose, où la neige et l’azur se disputaient gaiement.” Souvenirs des Alpes). Luminosità di nevi e di cieli azzurri, sfumature crepuscolari, tramonti di porpora e sere violacee sono le luci e la poesia dei quadri di Pavesi.

Raffaele Fattalini

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Raffaele Fattalini, scrittore ed elzevirista, già docente al Liceo classico Mellerio Rosmini di Domodossola, è cultore della storia della letteratura, proiettandola non solo nel locale, ma anche in campi più vasti. Nel suo libro “Dove comincia la Bella Italia”, ha accompagnato i grandi personaggi della cultura e dell’arte “a cavallo, a piedi o in barca” lungo le rive del Verbano e del Cusio e attraverso le valli dell’Ossola. Ha scritto un’agile storia del Sacro Monte Calvario di Domodossola, patrimonio Unesco, con prefazione di monsignor Gianfranco Ravasi. Nel saggio “Alessandro Manzoni sul Lago Maggiore” ha raccontato delle conversazioni del Manzoni con Rosmini tra Stresa e Lesa. La sua ultima fatica letteraria è raccolta nel libro “Tre racconti su Piero Chiara”, scrittore amato e maestro di elegante prosa.

 

 

 

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