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Sarà presentato al Padiglione Rubino delle terme di Bognanco, domenica 16 luglio, in concomitanza con la premiazione del “Concorso letterario Bognanco Terme 2017”, il cofanetto contenente i due libri (oltre 550 pagine) dedicati a don Remigio Biancossi. Ne è autore Pier Franco Midali, che li ha pubblicati, per celebrare i cento anni dalla nascita del sacerdote e poeta bognanchese, con L’Associazione Culturale Giovan Pietro Vanni. I volumi, autorizzati dagli eredi che hanno messo a disposizione del curatore archivio e documenti, sono corredati con testi lirici e narrativi, fotografie, alcuni inediti, un vasto apparato critico e i contributi di illustri studiosi del mondo laico e religioso: hanno scritto di lui, oltre a Midali, il cardinale Renato Corti e il giornalista scientifico Piero Angela, i sacerdoti don Luigi Preioni e don Luigi Tramonti, lo storico Pier Antonio Ragozza, il pittore Pier Giorgio Novellini e il maestro Pietro Mencarelli, il critico Giuseppe Possa, l’antropologo Luca Ciurleo e ancora Lorena Bagnasco e Gian Carlo Castellano; da non dimenticare anche il contributo di tre sindaci: Remigio Mancini di Bognanco, Claudio Simona di Antrona Schieranco e Alberto Preioni di Borgomezzavalle. Vanno, infine, aggiunti i ricordi dei familiari di don Remigio e i disegni legati alla Resistenza del pittore ossolano Giuliano Crivelli che ha concesso di riprodurli nell’antologia, unitamente alla grafica dedicata al “cestino da pesca di don Remigio”, lavori tanto cari al sacerdote che li inserì nei suoi libri.

https://pqlascintilla.wordpress.com/2017/04/20/intervista-a-pier-franco-midali-autore-di-don-remigio-biancossi-1917-2003/#more-1297

Pubblichiamo qui di seguito un ricordo di don Remigio Biancossi scritto dal professor Raffaele Fattalini, scrittore ed elzevirista, autore di libri e cultore della storia della letteratura, proiettandola non solo nel locale, ma anche in campi più vasti.

Don Remigio Biancossi, sacerdote e poeta

Scabre come le rocce della sua Ossola e come loro forti e severe e schiette sono le poesie donremigiodi don Remigio Biancossi, sacerdote di fede granitica e poeta di sofferta sensibilità, reboriana. “Spesso il dolore del vivere ho incontrato“: il verso montaliano potrebbe essere l’epigrafe della sua vita di sacerdote e della sua opera poetica. Una volta, nella scuola in cui entrambi insegnavamo, lo vidi riprendere un alunno che aveva gettato in terra un pezzo di pane. La memoria del campo di concentramento, dov’era stato, gli aveva artigliato la carne e vi rimase impressa per tutta la vita. Aveva perdonato, credo, ma non dimenticato. Tra i suoi compagni ricordava, sollecitato, Giovanni Guareschi e altri con i quali tentavano di organizzare una parvenza di vita “umana” in quei luoghi che dell’umanità furono la negazione.

Trascorse la sua vita sacerdotale tra le montagne dell’amata Ossola, tra la sua gente, che faticava un’esistenza grama ma anche serena, come più vicina a Dio, e che egli amò con profonda e attiva partecipazione. La Valle di Bognanco fu la sua parrocchia. Lassù sono possibili escursioni all’oratorio di San Bernardo, al passo del Monscera sul confine con la Svizzera, ai laghetti alpini del Paione. Si cammina in un verde d’altri tempi, dove “Caprioli circospetti, – non indeboliti, – dal musetto vaporoso, – dal mantello serico, – con l’aroma delle tormente – corrono sopra la neve – nell’ampio respiro della libertà”.

In versi e prose, raccolti in numerosi libri dal ’49 agli ultimi anni di sofferenza (“devastato anche nell’ultimo frutto”), riversò la piena del suo cuore di cristiano e di uomo solidale con i poveri e i sofferenti, gli “ultimi” della vita. I riconoscimenti prestigiosi (alla sua “produzione letteraria” fu assegnato il Campidoglio d’oro a Roma nel 1978) contavano per lui meno dell’affetto che la sua gente gli portava, segno di gratitudine forte e semplice come loro per il sacerdote che aveva vissuto con loro nei paesini spersi della montagna.

Lo dicevano “poeta di montagna”. E lui, come Palazzeschi, cantò anche questo, nelladonrem2x Preghiera d’un montanaro, che chiedeva al Signore di donare loro un “poeta della montagna”: “I suoi versi siano il lieto crepitio / di rami di ginepro nella notte santa, / boccale di passaggio a tutte le bocche, / sparsi crisantemi per chi va avanti / quando la montagna, sempre grande, / accoglie in preghiere noi, gli ultimi.” (Petraie 32). Se n’è andato, don Biancossi. Rimane l’eco dei suoi versi, portata dall’aria dei monti. “È il momento dello Spirito che si ritrova / anche nella lettura d’un poeta messaggero / lontano e vicino mentre l’assiolo / ricomincia il suo inquieto lamento.” (Petraie 14).

Addio, sacerdote poeta; il tuo ultimo verso, rivolto al Signore come la tua vita intera, non rimarrà inascoltato: “Se ci sono lassù ancora montagne / lasciami andare per le tue cime / ma stammi vicino come sulla strada di Emmaus”.

Raffaele Fattalini

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