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La mostra di Franca Franchi inaugurata nello “Spazio Bertani 6” di Milano va vistaIMG_9040 FF 1 nell’ottica di un recupero degli oggetti scartati e riciclati sotto altra forma, alla ricerca di una bellezza asimmetrica, diversa da quella essenziale e rigorosa degli schemi classici. C’è luce, spiritualità, lirismo caleidoscopico, in queste sue ultime composizioni disarmoniche e atipiche. <<Illuminare e portare nelle tenebre è principio pragmatico dell’opera d’arte, la quale viene ad assumere caratteristiche positive o negative al tempo stesso, caratteristiche che rientrano in quella che possiamo considerare l’estetica Zen>>, così scriveva Gillo Dorfles a proposito della scultrice piacentina, giunta alle sue opere attuali attraverso poetiche orientali.  

Costruzione_2016_franchiSi tratta di creazioni realizzate con recuperi di specchi, vetri, cristalli e acciaio, sovente frantumati o venati e riciclati, meglio rianimati, in sculture illuminate; oppure gioielli da indossare (piccole composizioni di paste vitree, montate su fili in acciaio); o tavole ridisegnate (simili a collage), spesso con materiale specchiante e spezzato in tanti pezzi a simboleggiare l’acqua e il suo potere magico ed evocativo. Tutti i suoi lavori, nell’originalità degli accostamenti, danno vita a una diversa realizzazione scaturita dalla sua fantasia ricca e vivace. Naturalmente questo processo estetico, ricomposto in chiave informale di grandeLa_via_DSC1184 suggestione, è sprigionato da una profonda riflessione, che attraverso la meditazione o l’illuminazione di un istante, ha condotto Franca a una crescita umana e mistica, dentro cui ha colto l’essenza più intima della natura e della bellezza. Questa piccola antologica di lavori tridimensionali e dal forte impatto simbolico, spesso in grado di trasmettere un senso profondo di serenità, vuole offrire anche a noi occidentali la possibilità di accedere a quella dialettica Zen – a quell’arte dell’Oriente – che sa spingersi oltre le visioni consumistiche del mondo in cui viviamo.

È stato il compianto maestro, critico di vasta fama, Gillo Dorfles a riconoscere nello stile della Franchi la matrice Zen, individuando appunto nella sua opera l’ispirazione di questa scuola giapp14796206_1422612727767273_1184799823_oonese di spiritualità. Su questa dinamica simbolica si è poi sviluppata tutta la successiva ricerca artistica della scultrice, in una contaminazione culturale tra Oriente e Occidente, frutto di pregnante sintesi di pensiero e immagine, dove i rifiuti consumistici trovano il loro riciclo. Come scrive Roberto Tagliaferri, occorre saper pure trarre <scintille di luce anche da materiali abbandonati>; poi il critico, parlando di questa estetica del bello dell’autrice, conclude: <Franca Franchi sa declinare la denuncia di un mondo soffocato dalle sue monnezze con l’eleganza di chi sa reiventare scarti come affascinanti opere d’arte>.

Giuseppe Possa

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In occasione dell’uscita nel 2010 del catalogo generale delle opere di Franca Franchi a cura di Paolo Levi, la incontrai e la intervistai:

 Da dove nasce “l’esplosione di luce” di Franca Franchi?

È la pittrice stessa a raccontarsi, parlando della sua passione per l’arte. Fin da bambina (è nata a Piacenza nel 1961) scriveva poesie, guardava il cielo e dipingeva paesaggi con i pastelli. Durante gli studi superiori, partecipa a concorsi, anche con successo, tanto da ottenere un premio dall’Ente per il turismo, alla galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi. Terminato il Liceo classico, Franca Franchi si laurea in Giurisprudenza a Parma e da oltre vent’anni esercita la professione di Avvocato (vive e opera in una città della provincia di Piacenza). In questo lungo periodo si dedica solo saltuariamente all’arte, anche se negli anni Novanta si esprime con la creazione di ambienti realizzati in dimore di varia tipologia. Solo nel 2008, però, in seguito a una traumatica e dolorosa vicenda personale, la sua vena artistica esplode con forza dirompente. Esplorandosi interiormente, trova una nuova dimensione spirituale che le permette di conoscersi meglio. Per caso o, come sostiene lei per “la Magia dellaCristallo_d_acqua_2009_Frammenti_di_specchio_e_vetro_su_tavola_130x185_cm-3x2 vita”, le capita tra le mani un libro di Masaru Emoto, intitolato “Il miracolo dell’acqua”, che contiene una tesi affascinante e bellissime immagini di cristalli d’acqua. Rimane folgorata dalle fotografie e dal pensiero di questo scienziato-filosofo giapponese. <<Egli ritiene – afferma Franca Franchi – che le parole dell’uomo costitute da vibrazioni e, in ultima analisi, da energia (“tutto è Energia” diceva Einstein) influenzino anche l’acqua. Se positive, determinano la composizione di cristalli armoniosi ed equilibrati, nel senso che la particella d’acqua in fase di congelamento, influenzata da parole positive, si trasforma in un cristallo che assomiglia a un gioiello, quasi uno Swarovski. Le parole negative determinano viceversa la nascita di cristalli deformi, disarmonici>>. Le foto che la impressionano sono i cosiddetti cristalli positivi, fotografati su fondo nero, dai quali emergono lucentezza, forma armonica incredibili e prosegue: <<Mi sono detta ‘li devo fare’. Come ho già dichiarato nell’intervista rilasciata a Fabio Bianchi, non ho la competenza per valutare la fondatezza scientifica di tale tesi affascinante, ma sono profondamente convinta dell’esistenza della “Legge universale dell’attrazione”, nel senso che ritengo che il pensiero positivo ne attiri un altro positivo, Taisho_DSC_0812l’azione positiva un’altra positiva e la parola positiva un’altra di tale carattere. Lo sviluppo teorico e scientifico relativo all’influenza esercitata dalle parole, dai suoni e dalle voci sull’acqua, operato da Emoto, rappresenta, a mio avviso, una diramazione di tale legge universale, legge conosciuta e praticata già nel passato da eminenti personaggi quali Buddha, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta, recentemente riscoperta e studiata nel mondo occidentale, in particolare da ricercatori americani>>. Da qui, dunque, sorge la sua ispirazione. Non potendo utilizzare il ghiaccio, Franca pensa a vetri e specchi. Inizia così a frantumare a mani nude e senza alcuna protezione il materiale di scarto dei vetrai, ossia lastre o pezzi di vetro e specchio non più utilizzabili, colorati e non, scarti che, per luminosità e lucentezza, erano adatti a rendere la luce caratteristica dei cristalli del testo giapponese e a formare composizioni tese a rendere l’armonia presente in quelli fotografati, dando inoltre un significato e un contenuto nuovo agli “scarti” stessi. <<Ho creato tutti i cristalli positivi contenuti nel libro – prosegue nell’intervista – e poi sono andata avanti con la fImparare_a_vivere_2015_Frammenti_di_specchio_e_cristallo_su_cristallo_con_base_in_cristallo_75x50x23_cmantasia realizzando composizioni sia in forma di quadri che di installazioni, che ho chiamato “cristalli”, “i miei cristalli”. Ho iniziato ad allestire mostre, spiegando le linee concettuali e le caratteristiche delle opere, cominciando così una ricerca e un percorso che sta diventando sempre più importante. Gran parte dei cristalli sono realizzati su tavole in bilaminato nero, ciò per dare più risalto ed efficacia alla luce del materiale impiegato. Utilizzo in alternativa, come base dell’opera, cristallo e specchio, componendo quindi sulla trasparenza ed eseguendo anche, per dare colore e luce, oltre allo specchio, la pittura dei frammenti>>.
La sua è un’arte immediata, spontanea; non realizza, infatti, né schizzi né disegni preparatori. Abbandonato il riferimento ai cristalli d’acqua di Masaru Emoto, ora le sue composizioni – ormai di propria e autonoma vena compositiva – nascono di getto, i pezzi si avvicinano tra loro come fossero calamitati e le sue mani si fermano quando, secondo il suo modo di percepire, la composizione risulta ben congegnata: <<Non potrebbe essere diversamente – prosegue – poiché i cristalli nascono dalla ricerca di una mia dimensione armonica. L’arte esprime sentimenti ed emozioni, questi possono essere positivi o negativi, personalmente, attraverso l’arte, cerco di trasmettere e ricevere emozioni positive. Come implicitamente risulta da quanto già detto, non ho avuto alcun riferimento artistico, né in Senza_nascita_n_morte_solo_cambiamentomaestri del passato né in tendenze o movimenti contemporanei, cerco solo di essere me stessa e di seguire un dettato che mi viene da dentro>>. Sorge da qui la sua rinascita spirituale che le ha cambiato radicalmente la vita: <<Seguendo i miei “cristalli” – conclude – frequento ambienti diversi rispetto a quelli della mia professione di avvocato e, più in generale, a quelli di prima. Sono cambiati i miei rapporti umani e il modo di rapportarmi con tutto ciò che mi circonda. Ora i frammenti di specchio delle mie opere mi restituiscono una persona diversa>>. Vengono così alla luce – come onde vibranti che lievemente increspano la superficie trasparente del cristallo – composizioni di profonda interiorità artistica e mistica, frutto di una fantasia delicata, vivace e sensibile. Lavori insoliti, ma colmi di poesia, che ci invitano a meditare e riflettere, restituendoci frammenti di noi stessi.

Giuseppe Possa

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