Tag

, , ,

(L’intervista, a cura di Giuseppe Possa, è del 4 ottobre 2012, pubblicata sul Blog PQlaScintilla-“Il Cannocchiale”; viene oggi ripubblicata su wordpress perchè appare tuttora attuale).

All’artista, nato ad Asiago, con atelier a Milano e a New York, il prestigioso Catalogo Arte Moderna, giunto alla 48a edizione, dedica la copertina e un inserto. Un successo che premia una lunga e seria ricerca iniziata negli anni giovanili.

 

MILANO – Sono passato dall’ufficio di Carlo Motta, responsabile editoriale della Giorgio Mondadori (Gruppo Cairo), per ritirare la documentazione relativa agli artisti selezionati per il volume “Nuova Arte”, pubblicazione a cui collaboro da diversi anni. Con lui c’è Moreno Panozzo, artista noto a livello internazionale: stanno parlando della copertina del Catalogo dell’Arte Moderna, di cui Panozzo è il protagonista, e9788860524591_0_0_684_75.jpg dell’inserto pubblicato all’interno, sempre dedicato all’artista. Dopo i soliti convenevoli – siamo ormai diventati amici da qualche tempo – gli ricordo che dovevamo incontrarci per un’intervista. <<Scusami Giuseppe, ma in questo periodo sono molto impegnato>> mi dice, <<però, se non sei di fretta, la possiamo fare quando finisco con Carlo>>. Così decido di aspettare, e mi metto in un angolo a sfogliare una bozza del catalogo, pubblicazione storica e punto di riferimento per tutti coloro che seguono l’arte contemporanea, giunta quest’anno alla 48a edizione. In copertina campeggia l’opera di Panozzo, “Suburban Doors”, costata due anni di studio, ricerche e sperimentazioni, tra fasi di lavoro, passaggi cromatici definitivi, innumerevoli persone e laboratori coinvolti.

Scrive Motta, <<Scultura? Installazione? Opera monumentale en plein air? È tutto questo ma forse anche altro Suburban Doors… Muovendosi a partire da una formazione legata al design, l’artista ha sintetizzato nell’opera un linguaggio dai forti contenuti psico-culturali, con ciò intendendo un’interpretazione della realtà che si richiama ad archetipi che governano l’immaginazione e che legano la specie umana al proprio passato. In questo caso il portale di un vecchio container, modificato con l’inserimento di incavi, tagli, increspature e lievi dorsali, diventa una sorta di “star gate” che collega passato e presente, segni primordiali e simboli della civiltà contemporanea>>. Una descrizione attenta e perfetta dell’opera.

Ecco un link che mostra alcune fasi dell’importante lavoro dell’artista:

http://www.youtube.com/watch?v=TP9g2ocp4Hs&list=UUBjxIH_wWj3IRJ3YkZivDCQ&index=1&feature=plcp

Appena Panozzo si libera gli propongo la prima domanda.

Moreno, dunque, Il CAM (Catalogo dell’Arte Moderna) dell’Editoriale Giorgio Mondadori ti ha dedicato una copertina e un inserto.

<<È un traguardo molto importante sul piano professionale, perché consacra e storicizza la mia arte>>.

Racconta in breve i dati salienti della tua vita: parti dalla famiglia, dall’infanzia, dai tuoi giochi.

<<Sono nato, e ho vissuto fino all’adolescenza, in un piccolo paese di montagna, a contatto2improntecromo-nerobese5-6cm2 con poche persone: i miei familiari e qualche amico. Prediligevo anche allora la solitudine; avevo un forte contatto con la natura, con gli animali, in modo particolare con gli alberi, e in tutti i momenti liberi ero lì, in mezzo a loro. Mi piaceva vivere con i ritmi della natura, cercare di scoprirla, sentire l’odore della rugiada, il canto degli uccelli, seguire le impronte di una lepre, masticare qualsiasi bacca… capire che il vento ha mille suoni; non dimenticherò mai le melodie provocate dal vento quando passa attraverso gli alberi, ad ogni tipologia di albero corrisponde un suono. È fantastico!>>.

È in mezzo a quella poesia che hai sentito il desiderio di diventare artista, da grande?

<<I miei primi approcci con l’arte, intesa più come artigianato, sono iniziati all’età di 6 anni, costruendo oggetti, intagliando il legno, manipolando la creta… Da grande, mi dicevo, voglio fare il falegname o il fabbro; ci ho impiegato quasi quarant’anni a ricordare che l’arte si fa anche con le mani>>.

Mentre i tuoi rapporti con la scuola?

<<Con i miei educatori, insegnanti, professori, ho sempre avuto dei buoni rapporti, anche se per alcune materie non ero assolutamente portato. Il mio vero interesse era “la forma”, capire gli “equilibri”, e quasi subito si è delineata la mia grande passione per il design. Ho perseguito degli studi artistici e poi ho studiato industrial design, successivamente anche interior design, graphic design, light design. Comunque, ho continuato a studiare pure dopo l’inizio dell’attività e credo fermamente di non essermi mai fermato>>.

Come sono nate le tue passioni per l’architettura, per la pittura e poi per la scultura?

<<L’arte figurativa include pittura, scultura, architettura, tutto ciò che riguarda la forma, quindi per me era un processo obbligatorio, un’esigenza impossibile da frenare. Il confronto tra design e architettura è stato facile. Oggi, quello che maggiormente m’interessa di questa attività è il recupero, gli spazi esterni, il paesaggio, l’arredo urbano. Cerco di creare collegamento tra gli ambienti, gli spazi aperti, possibilmente verticali, le luci e le ombre. Non dimentichiamo che senza ombre tutto sarebbe noios314945_4100734608136_177252725_no, statico, la mia stessa arte è fatta di ombre; ci ho impiegato anni per capirlo. Poi nasce l’esigenza di creare dialogo tra gli spazi interni e l’ambiente esterno, dialogo con la natura, là, dov’è possibile. Anche nella grande città possiamo creare questi “dialoghi”, serve solo la giusta preparazione e saper sensibilizzare le persone. Il mio lavoro è fatto più di cultura che di progetto. Basti pensare che facciamo fatica a camminare a piedi nudi, ce lo siamo quasi scordato, e abbiamo pure dimenticato l’energia che il nostro pianeta riesce nonostante tutto a trasmettere; infatti, ci isoliamo con delle scarpe costosissime, oppure con pavimenti sciccosissimi. Ci stiamo dimenticando chi eravamo>>.

Quando è iniziata e come si è svolta la tua vicenda artistica?

 <<Per quanto mi riguarda, è innata. Ho sempre vissuto nell’ambiente dell’arte, ho sempre creato qualcosa. Posso solo indicare una data precisa, il 2002, in cui ho cominciato a dare ufficialità al pubblico con la mia prima mostra imperniata sulla pittura. Ricordo un allestimento più che un’installazione, era molto gradevole, ben equilibrata, con colori accesi. Qualcuno mi disse: “vedrai che vendi tutto”. In realtà, non vendetti nulla e non per questo mi sono fermato; anche questa è arte, non la si può fare per meri profitti!>>.

Hai avuto maestri o ti sei ispirato a qualcuno? Negli artisti del passato o contemporanei hai qualche modello di riferimento?

<<Più che artisti legati al mondo della pittura e della scultura, mi sono avvicinato a filosofi, scrittori, compositori, cantautori… Mi piace l’idea di raccontare la mia arte, più che 1-Abbraccio-senza-tempoosservarla. Nel mondo della pittura ho riferimenti “vicini” a me, più per pensiero che per il loro operato: Leonardo per la sua genialità; Caravaggio per aver reso estremamente “veritiero” ciò che si poteva solo leggere dalle sacre scritture; De Chirico perché “ragionava” attraverso le immagini; Picasso per la poliedricità; Mirò e Mondrian per i colori e le geometrie; Hopper per la sua pittura da “fiaba”; Pollock per l’energia; Bacon per il “tutto curvo”. Artisti di oggi? Christo per la Land Art e Pomodoro per i suoi maestosi costrutti. Ma il vero interesse e parte della mia espressione artistica derivano dalla conoscenza di antiche civiltà, come gli Aztechi, i Maya, gli Inca; mi ha sempre affascinato la cultura di questi popoli, “il loro essere antico e sempre attuale”>>.

Cosa dipingevi all’inizio e quando ti sei sentito artista?

<<Inizialmente avevo un tratto “artistico”, poi “tecnico”, dopo ancora un “gesto dinamico”, negli ultimi anni è divenuto “movimento controllato”. Ho iniziato con la matita, i carboncini, il colore, poi il rilievo, la materia, e infine sono andato per la mia strada, usando tutto ciò che normalmente non si usa!>>.

Come riassumeresti il contenuto della tua arte?

<<“Nulla è più grande e più astratto dell’anima. La coscienza, il pensiero, l’arte, tutto esiste e prende forma se rinunciamo gradatamente al controllo con il mondo oggettivo”. Con questa frase riassumo il contenuto della mia arte, voglio portare alla luce un’anima antica, cercando di darle forma e vedere e immortalare, attraverso il “segno”, tutte quelle emozioni altrimenti nascoste>>.

In che modo nella tua opera è intervenuta e interviene la pittura Veneta?

<<Non amo sentirmi dire “Vicentino”, “Veneto” o “Italiano”…L’arte e l’artista, non appartengono nemmeno al mondo, sono “viaggiatori cosmici”, esseri che apparentemente vivono in mezzo a noi, ma solo in apparenza, in realtà, ben che vada, sono in una dimensione parallela. Aborro le etichette, anche le più grandi, sono sempre e comunque un limite>>.

Come ha influito su di te l’esperienza artistica e culturale del tuo paese, Asiago?

<<Da alcune ricerche introspettive; nel voler trovare origine alla mia arte, ho scoperto che alcune “mistiche figure” chiamate in veneto “Prie”, parola che deriva dal tedesco “Platten”,mosaico%20impronte.JPG “Lastre”, hanno in qualche modo “contaminato” parte della mia espressione artistica. Sono simili ai Menhir (dal Bretone men e hir “lunga pietra”), grandi pietre conficcate nel terreno, una sorte di Stonehenge di tempi più remoti. Queste pietre usate per delimitare sentieri o proprietà, mi hanno accompagnato a mia insaputa per tanto, tantissimo tempo. Ora queste “mistiche presenze” dovute al passare dei secoli, risultano essere più orizzontali che verticali, ma basta togliere parte del terreno che le ricoprono, per capire la loro imponenza. Le Platten sono “Figure” cariche di grande magnetismo, dove una superficie e un perimetro irregolare, ospitano fossili di molluschi con la conchiglia (Nautilus), muschi e alghe dell’era Paleozoica>>.

Del tuo peregrinare per il mondo, quali sono le città che più ti affascinano e su cui conti?

<<“Dobbiamo fare tesoro del passato per aspirare al futuro”: ci sono molte realtà che grazie a questo “percorso”, sapendo poi rinnovarsi, sono attuali e vincenti. Non vorrei elogiare delle città, mettendone in ombra altre. Sono dell’avviso che le grandi città, solo per 71963_1564275518244_3301526_nil fatto di essere internazionali, abitate e visitate da milioni di persone, siano una fornace di idee, un confronto di culture e di stili di vita; portano sempre alla crescita di ogni comunità e del singolo individuo. Ovvio, ci sono i paesi industrializzati, quelli economicamente forti, quelli più storici o acculturati, quelli che detengono il grande potere del petrolio, i paese emergenti, e ancora tante aree del pianeta che sono lì in attesa di una possibile e ormai imminente scalata. Oggi, si dice con troppa facilità “il mondo è piccolo”, in realtà non lo è, c’è ancora molto spazio, molto da scoprire e da fare. Bisogna sfatare alcuni vecchi miti, ritrovare i giusti valori, cercare l’identità e la dignità, che abbiamo in parte perso anche grazie alla cattiva gestione dei nostri governanti. Io credo al mondo interiore e a quello spirituale, sono talmente grandi, sia di dimensioni sia di contenuti, che se esistono crisi, sono solo dovute ai nostri limiti>>.

Da dove trai stimoli e ispirazioni per la tua creatività?

<<Mi è stato detto più volte: “muoviti, vai a visitare musei, viaggia, documentati, trai ispirazione da tutto questo”. Il mondo è pieno di frasi fatte, affoga nella retorica, ciò non toglie che ci sia del vero in queste affermazioni, ma la mia convinzione è che abbiamo tutto dentro di noi, in modo particolare nella nostra mente. Mi è stato anche detto più volte:panex “come fai a essere così, così diverso dagli altri, anche dai tuoi stessi familiari”. La gente ha sempre bisogno di risposte, quello che non è oggettivo non solo li disturba, ma li rende vulnerabili, come fossero privati dei loro sensi. È inevitabile che assomiglio geneticamente ai miei genitori, almeno fisicamente, ma non tutti sanno che esiste anche l’epigenetica, quello che accade prima e dopo la genetica stessa, quei fenomeni esterni che abbiamo “raccolto” quando eravamo ancora nel grembo di nostra madre e in tutto il nostro successivo vissuto, compreso il dolore e il tormento: questo è il vero miracolo; quello che è stato programmato non sono altro che fatti secondari. Tu puoi riempirti di libri, di viaggi, di un vissuto a mille… ma il genio che è in te non uscirà solo per questo motivo>>.

Parliamo, in modo profondo, dei muri dell’anima, probabilmente – almeno fino ad ora – la tua opera più eccelsa e più nutrita… mi pare ci sia anche tutto un lavorio filosofico, mistico, sotto.

<< “Mura senza Tempo”, è una delle mie opere recenti, più rappresentative ed emblematiche. Non è solo “enorme” per le dimensioni, bensì per la ricchezza di contenuto. 73685_1564277758300_5898410_nA tal proposito, successivamente è nato un video che racconta l’evoluzione della scultura e il suo contenuto concettuale. Tanti elementi verticali messi insieme, più come segno di devozione e di preghiera, cercando di elevarsi al cielo, verso Dio, che di costrutti eretti per proteggerci. Le mie opere sono frutto di materiali di recupero, oppure di scarso interesse, come possono essere dei comuni mattoni in argilla (“muri dell’anima”), oppure delle travi da solaio in laterizio (“pavimenti verticali”). Cerco di dare originalità, dignità, personalità a questi materiali poveri, dimenticati, a volte di difficile smaltimento, come potrebbero essere le gomme recuperate e ritrasformate (pneumatici di autoveicoli, principalmente camion), da cui poi è nata l’idea di recuperare il camion stesso o parte di esso, come potrebbe essere il container, ma di questi ultimi ne parliamo magari dopo>>.

Racconta degli incontri importanti con artisti, critici, galleristi, editori.

<<La prima volta che conobbi un’artista a una sua personale, ero molto emozionato; non è così facile avvicinare certe persone, sono come avvolte da un alone di mistero, irraggiungibili… mi ha appena salutato… e in modo distratto, ma ai miei occhi sembrava quasi un Dio, macché divo del cinema, calciatore, cantante, primo ministro o altro…. Poi,155259_1599896008734_5299403_n col passare del tempo, ho capito che non era un’artista, ma solo un bravo pittore! In seguito, ne ho incontrati altri in varie occasioni o a eventi culturali… di alcuni ho visitato lo studio… devo dire che ne ho conosciuti e ne conosco molti. Ho visto, però, più smania di ricchezza, più devozione alla comunicazione che a far crescere e cercare di dare contenuto al proprio lavoro. Ho visto più voglia di dire che di ascoltare; ho visto il rincorrere le mode o cercare di cavalcare il momento e poi, con mio grande rammarico, ho notato poco valore culturale, poca filosofia o concetti, pochi messaggi per l’umanità! Cose simili le ho anche notate nel mondo dei galleristi, direi più dei commercianti che vendono opere un po’ come il pane, “vendono quello che funziona”; così pure, in buona parte, nell’editoria e nei critici. Ho sentito raccontare troppe “balle”>>.

Per tornare alle opere, ti senti di essere arrivato, in quest’ultima fase di lavoro, a un livello di soddisfazione interiore e appagato?

<<Il mio ultimo lavoro, è la scultura “Suburban Doors”, nata poche settimane fa, frutto di grande studio e ricerca, quasi due anni, ed è l’opera che più mi rappresenta, per tanti 74247_1563972470668_171323_nmotivi. Alcune delle poche persone, che a oggi sono riuscite a vederla, mi hanno chiesto se mi sentivo appagato del livello raggiunto… la mia risposta è stata: “ogni traguardo raggiunto è un nuovo punto di partenza”. “Suburban Doors”, è il recupero del container navale, anche qui c’è un aspetto subliminale, un po’ come per le “Platten”, a furia di percorrere autostrade e di vederli in ogni minuto, mi è rimasto dentro questo “oggetto”. Da lì è partito il recupero, il restauro, il modellamento, la trasformazione. Il risultato è una scultura di grandissime dimensioni, di grande carattere ed energia. Il tema è legato al viaggio, non solo come idea di trasporto – tutto il mondo si sposta su questi container – o di viaggio personale, come percorso legato al lavoro, al divertimento o a scopi turistici, ma in modo particolare, come percorso di vita, il percorso dell’arte, dell’artista, e di ogni singolo individuo, legato alla propria evoluzione>>.

Ti sembra opportunamente divulgata l’arte contemporanea?

<<L’arte in molti casi non viene divulgata nel modo corretto. Mi chiedo: perché la maggior parte degli artisti sono diventati famosi al pubblico e la loro arte è diventata nota, valutata, rivalutata e contesa, dopo la morte? Addirittura dopo decenni o secoli dalla loro morte? Tutti questi artisti erano forse dei visionari, quindi troppo avanti per il momento storico in cui vivevano e ovviamente la collettività non era in grado di capirli, oppure successivamente sono diventati un businnes? Io credo che si dia veramente poco spazio ai giovani, a chi non è conosciuto, affermato, mentre altri vengono osannati e diventano dei “Guru”, spesse volte senza grandi meriti. Penso alle guide che tutti noi utilizziamo per viaggiare, per fare shopping, per andare in una locanda, albergo, hotel, ristorante o 75322_1599899008809_4353618_nsemplicemente osteria; nel mercato trovi di tutto e di più. Esistono delle persone incaricate da chi pubblica queste guide, di viaggiare, controllare, gustare, scoprire, dando poi indicazioni, valori, punteggi e infine preziosi suggerimenti per l’utente finale. Perché nell’arte non riusciamo a trovare questi mezzi di comunicazione più “veloci” e capillari e non per questo meno seri? In modo particolare in Italia, esistono pochissimi strumenti per l’arte, diventa quasi di nicchia, ma non lo deve essere. L’arte deve essere per tutti, dobbiamo far conoscere il grande potenziale che abbiamo nel nostro paese. Chi fa questo lavoro, spessissime volte non vive di questo, non perché non è bravo, ma semplicemente perché nessuno lo conosce. Sull’onda di queste lacune, ho cercato nel mio piccolo di dare un contributo, così oggi il mio spazio “Fabbrica Pensante” di Milano è divenuto anche strumento di dialogo e di comunicazione. È nato ed è strutturato con il proposito di scoprire e promuovere nuovi talenti, non solo nel mondo della pittura o della scultura, ma anche nella letteratura, musica, design, moda…tutto ciò che riguarda cultura e creatività>>.

A proposito di giovani, che consigli daresti a chi di loro volesse affacciarsi all’arte?

<<Ai giovani voglio ricordare la difficoltà di questo lavoro e le poche gratificazioni che ti ritornano indietro, ma non per questo devono scoraggiarsi… assolutamente. L’importante è capire se c’è del vero talento, originalità, identità, qualità, pensiero, messaggio… tutto questo è già un grandissimo risultato e prima o poi lo capirà anche l’opinione pubblica. Ma non fermatevi al piccolo paese Italia, guardate oltre oceano, il nostro paese è obsoleto, con pochissime possibilità di crescita, almeno per i prossimi decenni>>.

Senza l’arte, cosa sarebbe la tua vita?

<<L’arte per me è ragione di vita. Sempre di più l’arte diventa attenta a quello che stiamo vivendo e che sta accadendo al pianeta, a volte lo dice in un modo molto sobrio, altre diventa provocazione, altre ancora orrore. Non si tratta più di fare le nature morte o i paesaggi, l’artista ha un compito ben preciso ed è quello di svegliare le coscienze>>.

Per concludere, Moreno, qual è la tua visione del mondo e dell’arte?

<<Sarebbe già una grandissima cosa che l’artista lavorasse per il mondo e il mondo riconoscesse l’artista. Su questa base c’è futuro per l’umanità. L’artista è un precursore dei tempi, un visionario, pensiamo a Leonardo da Vinci, ai suoi studi sul volo degli uccelli, ai primi progetti delle “macchine volanti”. Abbiamo atteso quattro secoli prima di cominciare realmente a volare. Dobbiamo assecondare di più l’arte e usare un po’ meno la politica e l’economia, che con tutte le loro regole ci hanno portato a camminare nel “fango”. “Ricordiamoci che se anche non siamo dotati di ali, abbiamo qualcosa che c’invidiano persino gli uccelli, sono i SOGNI, non permettiamo mai a nessuno di rubarceli”>>.

1314518621-bMoreno Panozzo nasce ad Asiago (VI) nel 1963. Opera tra Milano e New York, ma rientra periodicamente a rigenerarsi tra le montagne della sua infanzia. Designer di formazione, egli si occupa di architettura, scenografia, grafica, moda e letteratura. Una forte personalità disegna il suo percorso artistico esprimendo contenuti concettuali importanti. Le sue installazioni hanno lasciato “traccia” in moltissimi paesi del mondo. Mostre, installazioni e performance sono state raccolte in volumi quali, tra gli altri, Apri la tua anima; Uno e ½; The Walls Of The Soul, pubblicati dall’Editoriale Giorgio Mondadori, con testi di Paolo Levi, Paolo Rizzi e altri critici. Studio, ricerca e sperimentazione lo portano a un’espressione astratto-concettuale che vuole però misurarsi col territorio, con lo spazio architettonico e urbano. Utilizzando particolarissime tecniche e ricercando materiali di recupero espressivi, ha dato vita alla bioarte. È apparso su testate nazionali e internazionali e in numerose trasmissioni televisive. Collabora con diverse riviste e realtà produttive.

Personalmente, ho cominciato ad apprezzare Moreno Panozzo al premio “Arte”, a cui ha partecipato in diverse edizioni tra il 2003 e il 2009 (qui sotto, pubblico i testi critici che scrissi su di lui nei volumi di “Nuova Arte”), ma ci siamo conosciuti solo nel 2010, quando m’invitò a presentare la sua mostra negli spazi del  Paradosso, via Santa Maria Segreta 7, di Milano. Ho avuto così modo di prendere visione anche delle sue opere BozzaPagina3-4scultoree di grandi dimensioni degli ultimi anni. Nel 2007 ha iniziato con le grandi installazioni e l’arte applicata, misurandosi pure con il territorio e con lo spazio architettonico-urbano. L’anno successivo sorge in lui la volontà di rendere le opere sensoriali, coinvolgendo non solo la vista ma anche il tatto (attraverso materiali particolarmente “morbidi” o al contrario molto “spigolosi”) e l’olfatto (scoprendo e ricreando con tecnologie sofisticatissime gli odori-profumi degli stessi materiali usati). Nel 2009 le performance accompagnano le sue creazioni, imperniate da una forte personalità, ricca di grande contenuto concettuale. Nel 2010 il coinvolgimento dei sensi approda all’udito, registrando con appositi strumenti tutti i suoni provocati nei vari passaggi di lavorazione delle monumentali sculture, e ricreando dei ritmi. Negli ultimi due anni, tutte le sue energie le ha spese nello studio e nella realizzazione delle Suburban Doors.

NUOVA ARTE 2009

Ci troviamo di fronte a opere in cui il rigore formale spalanca fughe di linee che2009 sprigionano colori monocromi, ocra, tenui marroni, a volte rossi o gialli, offrendo un’identificazione di forme, concatenate una nell’altra, solo apparentemente fredde, perché sanno penetrare l’attimo e rappresentare il mistero. Un pathos mistico si avverte spesso nei lavori di Moreno Panozzo, poiché il suo percorso mira sempre all’essenza, disgelando i rapporti tra emozioni, pulsioni, esperienze di luminosa profondità poetica. Forse, illuminazioni “zen”, allegorie di quella “vanitas vanitatum”, proposte come valore per placare le angosce contemporanee. Questa pittura, lungi dall’essere mero esercizio di stile, è in bilico tra un design raggiante che richiama impennate geometriche di universi senza centro gravitazionale e graffiti materico-simbolici.

NUOVA ARTE 2008

Con perizia tecnica e raffinatezza intellettuale, Moreno Panozzo elabora opere estrose e originali del suo mondo interiore, in cui scorre una percezione mistica che si coniuga con il passato e il prnews012008esente, ma con la consapevolezza dei segni del futuro. Le immagini proposte esprimono energia che implica concettualmente la possibilità di penetrare il nocciolo dell’esistente, di innestarsi al centro dei muri dell’anima. L’estetica della poesia nei meandri dell’inconscio, intesa e vissuta in modo quasi estatico, è un ingrediente visibile ma non esplicito, pulsione espressa in un delicato ed elegante rapporto intimo, minimale. Monocromie, ideogrammi e forme che rimandano all’eloquente leggerezza, lasciano praticamente intendere che si trovino in quegli spazi infiniti, al di fuori da dimensioni matematiche o da sublimazioni della materia greve.

NUOVA ARTE 2007

Le mie impronte è il titolo emblematico di un’opera, in cui l’autore è fotografato mentre firma uno dei lavori da lui plasmati e modellati, in una miscela di scultura e pittura cheop-132007 crea insoliti rilievi e nuovi volumi. C’è chiarezza di linguaggio plastico, ma anche una sottesa e misteriosa attitudine contemplativa, nelle creazioni monocromatiche, astratto-concettuali, dell’artista. Le sue elaborazioni di forme e geometrie, dal forte fascino, evocano realtà che richiedono di esprimere pensieri, rispondenti a emozioni tutte personali. Moreno Panozzo articola i propri elaborati sull’originalità dell’inventiva, sull’applicazione di una tecnica, dove ricerca e sperimentazione acquistano un ruolo importante, per quell’utilizzo dei materiali, miscelati in modo originale. L’effetto che se ne percepisce è di un’atmosfera dal sapore mistico, simile a soffi impalpabili di un’anima che canta la poetica della vita.

NUOVA ARTE 2006

Adesione a un modello seriale di forme geometriche e volumi assemblati secondo precisi ins-10206rapporti matematici; uso di materiali diversi e tecniche miste; un impianto spaziale con inquadrature strette a evidenziare una tavolozza di colori vivi ma monocromatici e una certa tendenza a una primordiale sacralità; sono le caratteristiche insite in queste opere che sembrano, con la spirituale calma che ispirano, spezzare il ritmo angosciante e la velocità alienante, imposti dalla civiltà contemporanea. Moreno Panozzo recupera i valori poetici, come trasportato dall’istinto e da quello che vive dentro, con una pittura calda dagli esiti astratti, caratterizzata da stratificazioni e intrecci di fonti arcaiche. Così la suadente semplicità, la grazia istintuale di simili forme, i movimenti delle tracce, danno a queste composizioni risultati sorprendenti e inaspettati.

NUOVA ARTE 2004

In alcune sue opere si palesa una certa inclinazione al “sacro”. Sacralità intesa non tanto5be5945de71b9d982005 nella tematica, bensì come aspirazione alla sintesi, alla forma assoluta o come ricerca di una dimensione spirituale. Un mondo dove il microscopico assume dimensioni monumentali. Le immagini, che sembrano scaturire spontaneamente dalle sfumature di colore, suscitano un richiamo alla propria interiorità e diventano pilastri portanti di una trabeazione fantastica. Moreno Panozzo riesce a cogliere l’intima armonia tra le parti, dando ai suoi “graffiti” una sorta di religiosità laica, che se da un lato palesa ascendenze novecentesche, dall’altro acquista forme e modi arcaici, con la perspicacia di cogliere l’insieme in un tempo indefinibile.

Giuseppe Possa

Moreno Panozzo e Giuseppe Possa

MORENO PANOZZO: TRIBUTE 915-015

https://pqlascintilla.wordpress.com/2016/04/06/moreno-panozzo-tribute-915-015