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profile_anne-milan-28-05-4Anne Delaby ha esposto nel 2019 una cinquantina di opere della sua produzione all’Azimut (corso Venezia 47) di Milano, in una personale presentata dallo scrittore Paolo Sciortino, che  ha definito la sua pittura “onesta, immediata, perché non realmente pensata, pregna di un talento originario che non ha debiti con le regole del mercato dell’arte, affronta i mostri dell’arte contemporanea cavalcando i suoi draghi”.

Nata in Libano nel 1964, Anne Delaby trascorre la sua giovinezza in Francia, nella Normandia dei suoi genitori, dove segue alcune scuole di disegno. Il successo inizia nel 1985 quando si trasferisce a Milano e frequenta una scuola di pittura con il metodo antroposofico e la teoria dei colori di Goethe. La sua concezione artistica si trasforma proprio in virtù delle cromie e inizia a dipingere con la tecnica dell’acquarello che giocaIMG_E1681 sulle trasparenze e con quella dell’olio che permette la stesura di immagini suggestive. Anni fa, Olga Karasso così definì i suoi quadri “testimoni di uno sfacelo, e visione onirica, pur a tratti sorprendentemente legata alla materia, a significare l’inquietudine profonda di un’epoca che non trova più collocazione”. Nel 2013 alla passione per l’arte Anne unisce quella per la Moda: inizia così a dipingere abiti da lei disegnati e nel contempo crea un brand “Vestire d’Arte”. Attualmente vive e opera tra laghi e monti vicino a Como. Oltre che in varie occasioni a Milano, ha esposto a Como, Busto Arsizio, Torino, Genova, Lugano, Parigi. È apparsa sulle più prestigiose riviste e giornali, ha ottenuto alcuni importanti riconoscimenti e le sue opere si trovano in collezioni private in Francia, Belgio, Giappone, Canada, Italia, Svizzera, Uruguay, Russia, Australia.

<<Mi definiscono pittrice simbolista. Io cerco di rappresentare l’essenziale “che è invisibile agli occhi”, che vive al di là dei nostri sensi fisici e della possibilità in cui posso esprimermi. Sono ispirata dall’essere umano come sintesi armonica della natura, in cui (citando Baudelaire) “i profumi, i colori e i suoni – direi le forme – si fondono. Lavoro anche con l’arte terapia>> mi informa Anne, a proposito delle sue sorprendenti creazioni e conclude <<L’intrinseco potere di trasformazione dell’arte permette di portare Luce nel buio, e di trovare soluzioni in situazioni apparentemente prive di speranza>>.

La sua ricerca si è evoluta dai quadri più “interiori” e simbolici degli anni Novanta, in cuiIMG_1688 coi suoi quadri voleva “rivelare gli arcani dell’anima umana”, a quelli di una visione inventiva degli elementi naturali (acqua, cortecce, rocce, dune…) evolvendo, negli anni, verso una analisi sempre più essenziale e stilizzata degli elementi umani, fino alle “corrispondenze” all’interno del creato, tra corpo ed elementi, natura e umanità. E’ un’arte di coniugazioni, di ricongiungimenti, di connessioni e fusioni, quella di Anne Delaby, oggetto della mostra all’Azimut di Milano, quasi un grido, una sfida, in una visione onirica, a un’umanità allo sfacelo, in cui bisogna scegliere, come sostiene lei: << tra Essere e vivere, o avere e morire>>.  

L’autrice, tra tensione materiale e spirituale, tra simboli e metafore, tra eroismi, luci trascendenti, ombre e dubbi, attraverso i suoi quadri ci propone gli stati d’animo, intimi e profondi, che la inquietano per un mondo alla deriva. Quadri ermetici e suggestivi, incorniciati in un surrealismo simbolico, che rappresentano laIMG_E1682 società occidentale del consumismo, della finanza, degli uomini “imprigionati” nel lavoro, nel “produci o muori”, nel “guadagni o non conti niente”. Secondo Anne Delaby, che lo dipinge in un quadro <<l’artista/ creativo – non omologato – è pericoloso, lo si lega al tronco secco di un albero-scheletro (l’altro è in default). Le torri di religioni che negano la libertà, inquadrano la torre di denaro dove troneggia il vitello d’oro… che l’uomo adora>>.

Ciò che interessa a questa artista dalla fecondità creativa è l’impegno o la determinazione di andare al di là di ciò che appare e che lievita o pervade la sua recente produzione. L’indagine “narrativa” e il fascino misterioso della sua pittura colta e raffinata, sempre originale e mai ripetitiva, unitamente a una tavolozza dalle tonalità calde, lasciano trapelare emozioni ora vibranti, ora solari, ma pure struggenti. Un’indagine che parte dal profondo del suo animo e che porta con sé significati che riescono ad andare oltre la semplice e surreale rappresentazione.

Giuseppe Possa

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(G. Possa, A. Delaby e P. Sciortino)

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(Max Caramani, operatore culturale e lo scrittore Paolo Sciortino)