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Catturaf1La mostra “dal realismo all’impressionismo” del noto fotografo Antonio Fabbri, presidente onorario de “La Cinefoto” ossolana, si è svolta nel settembre del 2019 allo “Studio Quadra” Spazio Gallery (via Marconi 26) di Domodossola. Pubblichiamo lo scritto di Giuseppe Possa sul pieghevole che accompagnava l’esposizione.

Caro Antonio,

chiedi a me, per nulla esperto di fotografia, di presentarti una mostra con 11 scatti che hai realizzato nel 1984 e che sono poi stati riportati alla luce e messi in questa veste quattro anni fa, contrapponendoli tra il realismo con cui li avevi ripresi “en plein air” e quello “espressionista” del momento “ricreativo”, proveniente dal profondo del tuo animo.

donna di Nazarè + pescatore 574Ora tu, con accortezza – passando dall’uso dei mezzi tradizionali a quelli digitali, che ti hanno permesso di disporre di strumenti più veloci e appropriati per svolgere il tema di questa ricerca – porti alla luce, dalla tua interiorità, le sensazioni soggettive che hai ritrovato nelle tue istantanee che qui riproponi in nuove opere con altri valori. Alla base del tuo lavoro, a me pare che ci sia una sfida affascinante: ritornare alla percezione poetica della “meraviglia”. Infatti, ciò che risulta basilare del tuo “realismo-espressionismo”, non è tanto la ripresa fotografica della realtà (che c’è), ma la successiva smaterializzazione degli sfondi e l’aver lasciato allegoricamente, negli elaborati, solamente alcuni particolari e le figure umane.

Mentre scattavi le fotografie originali, ti aveva affascinato un luogo caratteristico suldonne di Nazarè + lavoro reti 582-1 mare; ti aveva attratto e ammaliato la gente di Nazaré, una rinomata cittadina portoghese di pescatori, affacciata sull’oceano Atlantico. Allora quegli abitanti – dai volti segnati dal tempo, anche là dove non fai richiami – sembrano muoversi e operare in un ambiente in via di trasformazione, al quale loro pare non vogliano appartenere. Si ha quasi la sensazione che aspirino solo a confrontarsi con il proprio mondo.

Oggi Nazaré è conosciuta perlopiù nell’ambito del “surf”, poiché detiene il recente record mondiale dell’onda più alta mai cavalcata nella storia dell’uomo, ma nel periodo dei tuoi scatti, era ancora nota soltanto per i famosi costumi folcloristici, usati dai suoi abitanti nella vita di tutti i giorni. Forse già allora cominciavano le evoluzioni del progresso: quelle donne, in ogni caso, vestivano abiti legati alla loro antica tradizione non affatto per apparire quali attrazioni turistiche… come invece accade oggi (e pure qui da noi!) che li indossano solamente in occasione di festività particolari.

donne + barche-1Tu, 35 anni fa, sei riuscito a cogliere quella località tipica ancora con le peculiarità di un tempo e con il porticciolo, dove era possibile vedere le barche usate nella pesca, le sardine stese a seccare al sole sulla spiaggia o nel mercatino del pesce, e le donne che giravano con il velo nero in testa. Tali immagini ora le inserisci in un reale “sbiancato”, isolandone i soggetti, evidenziandone meglio l’essenza e l’identità di tutti gli individui: i personaggi, maschili o femminili, li fai risaltare in chiaroscuro, con forti contrasti ed eliminando ogni elemento di disturbo.

Ecco allora che metti in rilievo una delle passioni molto intensa e sentita nelle terre iberiche, la “corrida”. Nell’arena a Porto Mòs di Nazaré, ricostruisci con alcuni fotogrammi la lotta tra il toro e il torero (quasi una sfida, in questo spettacolo cruento, tra la forza della natura, l’animale e l’uomo). Con essi mi pare tu voglia fare una ricerca estetica contrapponendola all’etica. Infatti, proponi la messinscena di una tradizione, dove il torero, però, nel confronto vita-morte, non sembra intenzionato a uccidere l’animale: anzi parrebbe che lo inviti a uscire, proprio per non “mattarlo” … e le loro figure dominano in un inquietante senso di isolamento e solitudine.

O ancora: una donna in primo piano che lavora al bagno, nell’austerità solenne di una volta, pur nella semplicità di vita, sembra voler richiamare il marito pescatore, qui rimpicciolito sullo sfNazare-il tritticoondo nel suo modesto ma caratteristico costume, quasi per esorcizzare il lungo periodo che egli sarà costretto a restare lontano da casa, per questa non sempre gratificata attività. Hai colto anche alcune donne, nonne o anziane ciacolanti sulle vie acciottolate che si dipartono dal lungomare o a un incrocio, e altrove persone dedite alle loro occupazioni, tra le barche o sulla spiaggia vuota. Oppure poni in risalto un uomo con le mani in tasca (evocativi lo sguardo e la postura) che torna dal porto o che forse, pensionato, alla spiaggia c’è andato solamente per curiosare, rievocando il tempo in cui era protagonista nella pesca e magari con nostalgia sta ripensando ai tanti affetti familiari, a cui ha dovuto rinunciare durante le uscite in mare.

Con pochi scatti, tu Antonio, riesci a mettere in rilievo l’attesa, la lontananza, i sacrifici, che tale popolazione era costretta a sopportare. A volte ci mostri queste donne in primo piano, con negli sguardi le loro malinconiche emozioni, in cui è possibile coglierne la vera umanità. Alcune paiono più preoccupate, forse col pensiero ai mariti e ai pericoli del mare che essi stanno affrontando; tutte, comunque, sono viste da te con “sentimento”, sebbene sfidino con fatica un mondo realista, difficile da affrontare quotidianamente.

Infine, non posso non segnalare una delle opere più significative: quella con unragazzo + bambini img 583 giovinetto che sta preparando le esche per la pesca e guarda sullo sfondo altri ragazzi, suoi coetanei, spensierati che perdono tempo, forse giocano, in attesa di recarsi a scuola. E sul suo volto si legge tutto il rammarico che prova per essere costretto al lavoro, mentre (lo si nota dal viso triste che sicuramente nasconde una certa rabbia repressa) gli sarebbe piaciuto stare con loro, non tanto probabilmente per divertirsi spensierato, ma per studiare, così da rendere la sua vita in futuro meno dura e con più soddisfazioni.

Nel 1984 – riassumendo – con il tuo occhio hai colto le immagini “giuste”, attenendoti alle regole del mestiere. Ora ce le riproponi qui artisticamente, in un raffinato bianconero dotato di straordinaria pulizia formale, con un nuovo messaggio. Questo lo hai ottenuto attraverso un processo creativo di ricerca e di riflessione, passando dal loro reale a espressioni che meglio rappresentino le sensazioni e l’essenza di una tua personale e poetica interiorità.

 Giuseppe Possa

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G. Possa, A. Fabbri e Pasquale Natale dello Studio Quadra (foto Carlo Pasquali)

 

 

 

 

 

 

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