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Non conosco personalmente il pittore e scultore Joseph El Grego (Giuseppe Greco), nato ad Acicastello (CT) nel 1948, ma da anni lo seguo sui social e, in alcune occasioni, ho avuto modo di osservarne le opere. Prima degli studi all’Istituto d’Arte di Catania, dove si è diplomato ed ebbe tra i maestri Salvo Giordano, frequentò lo scultore Salvatore Zagarella, Maestro anche del più famoso scultore Emilio Greco (di cui a Catania c’è anche un museo).A partire dal 1967, dopo i primi riconoscimenti e alcune partecipazioni a importanti collettive a Roma, in cui ottenne lusinghieri apprezzamenti da parte della critica e del pubblico, iniziò a proporsi con mostre personali, esponendo lavori creati anche con sue tecniche nuove, come la “china su impasto”. Il successo lo coinvolse pure nella realizzazione di copertine e illustrazioni interne di libri per una casa editrice e lo rende ancora oggi protagonista assoluto della pittura “metacibernetica”. Nel 1998, durante la sua personale a Villa Niscemi di Palermo, gli fu assegnata la medaglia d’argento della Città. Nel frattempo Vittorio Sgarbi lo definì “ricercatore della bellezza nascosta negli oggetti”. Negli ultimi decenni, a partire dalla sua antologica al Complesso Monumentale S. Maria dello Spasimo di Palermo, ha proseguito a dipingere, scolpire ed esporre, in particolare mettendosi in luce per l’arte “cibernetica”, con la quale El Grego opera su supporti rigidi come ceramica e masonite, assemblandovi poi vari componenti elettronici che danno vita a curiosi panorami urbani, fronti del porto, fondali marini, visioni metropolitane con grattacieli e guglie, bagliori di luci e tramonti incendiari. Scrive a tale proposito Pippo Fichera: <<La proiezione “cibernetica” della sua arte, tende a sintetizzare un concetto olistico dell’uomo non più entità configurabile nelle dimensioni di soma e psiche, ma di identità sincretica organizzata su prevalenti basi cibernetiche da cui fa dipendere l’essenza umana…>>.

Per quanto riguarda la sua arte pittorica, il critico Santo Castorina ha messo in evidenza che l’autore si è ricordato della maniera tradizionale, fatta di colori, pennelli, tele e cornici: <<Da eretico militante viola il “dogma” delle varie avanguardie neoiconoclaste del tabù sulla raffigurazione per riprendersi il piacere di creare, di ridarsi alla formatività e lasciarsi guidare dal piacere estetico, nel senso greco del termine, che gli accostamenti cromatici sprigionano nelle sue sensazioni>>.

Personalmente posso annotare, partendo dalla sua pittura, la quale manifesta un senso espressionista nella stesura, che Joseph El Grego usa uno spessore materico irrequieto della tavolozza, filtrato da un’atmosfera di “quieta” tensione, nel dipingere vedute mediterranee, terrestri o marine, ma con una coloritura più nordica che lirica, magica e cruda nel contempo. I suoi impasti di scuri profondi, azzurri intensi, rossi e gialli vivi, “rubano” alla natura scorci paesaggistici, poggi, scogli, faraglioni, cieli unici e poi panorami di città, case in riva al mare, scivolose vele su acque d’arpeggi cromatici. Un poeta tormentato del pennello, mi pare questo artista, con una sua calda umanità e una sottesa partecipazione alla solitudine dovuta al lento abbandono, da parte dell’uomo, del proprio territorio da millenni conquistato. E allora il tocco pittorico si fa più pensoso, più attento al sole che tramonta, più incline al trascorrere dolente delle stagioni, all’inevitabile consunzione dei manufatti dell’uomo.

A riguardo delle sue opere “cibernetiche”, posso aggiungere, che è qui che El Grego dà maggior forma al pensiero e al messaggio emozionale, che sembrano formulare una critica nell’ammassarsi sconsiderato di enigmatiche città e metropoli.  Gli artificiosi elementi tecnologici e componenti elettronici, accostati con rara sintesi assemblativa, formano grattacieli “incastrati” in cieli ermetici e sempre diversi, offrendo un impatto visivo efficace. Paiono, infatti, “ingabbiare” e “accatastare”, senza che si vedano, milioni di persone. <<Questa mia scelta di utilizzare componenti elettronici nell’Arte pittorica – mi informa l’artista –  vuole essere sì un omaggio alla tecnologia di ieri e di oggi che tanto ci ha dato, ci dà e continuerà a darci (il futuro dell’uomo poggerà in massima parte su ricerche scientifiche e tecnologiche), ma vuol essere anche denuncia a questo sistema che tende ad allontanare l’uomo dal proprio essere. I miei lavori, quindi, oltre che di ispirazione e linguaggio estetico, debbono indurre l’osservatore alla meditazione, alla riflessione, soprattutto chi nelle mani ha il potere di gestire l’umanità>>.

Prima di concludere, voglio accennare anche alle sue sculture dettate da un severo controllo delle forme. Sono scolpite o assemblate (a seconda dei casi) da sedimentazioni classiche o colte in totemiche esplorazioni concettuali, nell’ambito dell’espressione figurativa-astratta, in un percorso nei meandri della crescita umana della nostra società.

Giuseppe Possa

 

Giuseppe Greco e Vittorio Sgarbi