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Ornella Pelfini, pittrice neosintetista, è nata a Domodossola nel 1961. Sin dall’infanzia ha dimostrate spiccate attitudini all’arte e dopo iniziali influenze di tipo espressionista si è orientata verso un figurativo di ordine e sintesi dello spazio, ampliando la sua ricerca sul ritmo, movimento e colore più materico.

MASERA La pittrice Ornella Pelfini ha intrapreso il percorso nell’arte da oltre vent’anni, prima come autodidatta ai tempi della scuola magistrale, poi quale allieva del maestro Alessandro Giozza, che con lei ha fondato il “Neosintetismo”: un movimento pittorico che ricerca una sintesi nella forma e nel colore, respingendo particolari non essenziali al soggetto, per mantenere pura l’emozione e la percezione iniziale; quindi, energia ed essenza sono elementi per dare contenuto interiore all’opera.

Pelfini dipinge scorci e vedute di paesaggi, figure e nature morte, a olio e tecniche miste, combinando l’astrazione con l’immagine reale, in una sorta d’immersione negli strati pastosi e caldi della materia cromatica. Ha esposto in collettive e allestito mostre personali a Masera, S. Maria Maggiore, Stresa, Domodossola, Brissago (CH) e in altre località. Tiene corsi per bambini nel suo Atelier “Closlieu” a Masera, che da un anno è chiuso a causa del lockdown. <<La situazione attuale di restrizione covid>> ci informa la pittrice, <<ha ostacolato la continuità del progetto e sono stata costretta a sospendere le lezioni, a cui spero di ridare vita, considerata la loro importanza. Infatti nonostante tutto, ho avuto delle sollecitazioni per proseguire e sviluppare dei progetti, ma per ora non so se sarà possibile>>.

Come è arrivata a questo particolare tipo di insegnamento?

<<L’atelier l’ho aperto nel 2013 con l’aiuto di Alessandro Giozza. È stato necessario, però, da parte nostra fare un corso di formazione a Mendrisio, tenuto dall’ideatore Arno Stern, in cui abbiamo ricevuto la certificazione che ci ha abilitati alla creazione del “Closlieu”. Quell’esperienza è stata determinante per comprendere che ai bambini non serve fare arte o insegnare l’arte, perché, se l’adulto non interferisce, essi disegnano per il loro piacere, creando sulla carta, con modalità molto simili a quelle del gioco, veri e propri mondi a loro misura. Questo metodo li rafforza e li rassicura. Il laboratorio l’abbiamo portato avanti con entusiasmo e fatica in tutti questi anni, collaborando in progetti con scuole e corsi privati. Sarebbe un peccato non poterlo più riaprire>>.

Lei, artisticamente, come ha affrontato questo lockdown?

<<Negli ultimi anni ho eseguito molti bozzetti en plain air, che nel corso di questi mesi, visto le restrizioni, sono diventati una potente fonte d’ispirazione. Ho utilizzato lavori eseguiti in Sardegna, in Svizzera o in altre località, per progettare nuovi quadri, riportandoli in formati più grandi, oppure creando composizioni in cui ho introdotto figure o animali. Spero di poter presto allestire una mostra, per condividere il mio lavoro, perché l’osservazione e l’ascolto del pubblico permette alle opere di prendere vita, prima di essere archiviate>>.

Per concludere, nelle opere di Ornella Pelfini, segnalata sul CAM 55 (Catalogo dell’Arte Moderna), c’è un impeto coloristico smaterializzato in particolari paesaggistici, come una montagna, un fiume, un albero, uno scorcio qualsiasi della natura, che si trasforma in poetica contemplazione di quanto ci circonda. Il segno è dinamico, la forma appena delineata nei suoi elementi, l’insieme viene compendiato in fascino suggestivo di grande impatto emozionale, ma è il colore la straordinaria forza che fa del quadro un centro di irradiazione d’energia. Le immagini luminose che ne scaturiscono sono gioiose, giocate appunto sull’accordo cromatico forte e caldo e danno un vigore particolare ai dipinti, sia che si tratti di paesaggi, sia di nature morte.

Giuseppe Possa

(intervista apparsa in parte anche su Eco Risveglio Ossolano)

“ALBERO”: UN’OPERA DI ORNELLA PELFINI

“letta” da Giuseppe Possa

 Un “Albero” spoglio – dipinto con istinto espressionista sul filo delle proprie emozioni e sensazioni – domina il quadro, avvolto in colori energici, la cui luminosità pare provenire dal cosmo.

Le decise pennellate, inferte dalla pittrice come colpi di bisturi, creano un vortice-spirale attorno a questo protagonista della natura che, simile ad un uomo disperato in una cruda solitudine, sembra abbracciarsi al suolo con mani-appigli. Le sue radici, viste ai “raggi x”, ci appaiono pure come una bocca avida che si aggrappa alla collina infuocata su cui sorge, come ad una mammella, per “succhiare” un possibile nutrimento. Questa forma tra il vegetale e l’umano, che tende angosciosamente in alto i suoi rami, simili a braccia gotiche al cielo, va al di là del significato della “pianta”, per ritrovare il sentimento e il mito di un mondo misterioso, in un’atmosfera di rapida apprensione e di ben espresso ermetismo. La “visione” di Ornella Pelfini ha, quindi, qualcosa che richiama al simbolismo e alla metafora.

In un’altra interpretazione, sembra di essere dinnanzi a una spirale di fuoco: quasi figura antropomorfa che sorge da un pianeta, per scattare ad ali tese verso un altro globo, in una visione turbinosa da “big bang”; ma l’albero – le radici fortemente aggrappate al terreno, i rami secchi sparsi al vento, verso un cielo da tregenda – cerca disperatamente di rimanere radicato al suolo “materno” in cui si trova. Un’immagine ricca di potenzialità, come se l’autrice fosse presa da un’ansia, da un’attesa, da una volontà di difesa o dalla ricerca di un rifugio; dalla commozione di chi è tutto intento a scandagliare un proprio patrimonio intimo, nutrito di ricordi e di sentimenti, in cui ritrovare la più profonda ragione di sé e della propria esistenza. Il tutto dipinto da Ornella Pelfini in una sintesi del reale, filtrata attraverso una personale interpretazione, nell’immediatezza dell’esecuzione libera e gestuale.

(O. Pelfini e G. Possa)

http://www.ornellapelfinipittrice.it