Giacomo Bonzani: “Detti vigezzini illustrati”

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Giacomo (Gim) Bonzani ha riordinato in un unico volume illustrato le sue vignette sui modi di dire vigezzini, alcune delle quali risalenti a una decina di anni fa. <<Col tempo la raccolta si è accresciuta>> ci informa l’autore, <<arricchendosi di espressioni, sapide talune, ormai desuete altre, ma non per questo prive di saggezza e fascino, anzi! Gli argomenti facilmente individuabili relativi a questi modi di dire sono stati suddivisi in capitoletti; altri, di carattere generale, inseriti in un comune contenitore “Miscellanea”>>. E così tra paesi della Valle Vigezzo, tra lavori, errori, utopie, amore e famiglia, politica, considerazioni varie, espressioni usate qua e là, Bonzani coglie quelle citazioni, ossia i semi nascosti della popolare saggezza locale, che si trasformano nel libro in allegria e che costituiscono una sintesi divertita e divertente dei proverbi e dei motti della vita montanara. Continua a leggere

The Hawk: Memorie de “Il Falco”

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Un libro di racconti di Luigi Papanice pubblicato con lo pseudonimo “The Hawk” (Il Falco). Tante storie intriganti e spassose sono ambientate in Valle Vigezzo, dove l’autore trascorreva le vacanze e in cui oggi abita. Pubblicato dalle edizioni “Mnàmon” di Milano.

Al telefono, conversando con Luigi Papanice del suo libro di racconti, <Memorie de “Il Falco”>, fresco di stampa, dice: <<Durante il periodo di “confinamento”, parlando della nostra gioventù con un mio coetaneo, che ha già pubblicato alcuni romanzi, sono venuti a galla diversi episodi intriganti e spassosi della sua vita e gli ho chiesto il permesso di raccoglierli in un libro>>. E glielo ha concesso? <<Certo, mutando i nomi dei protagonisti e utilizzando il suo pseudonimo in copertina e all’interno nominarlo come “autore”. Il libro l’ho scritto in terza persona>>. E dove sono ambientati le storie? <<Parecchie in Valle Vigezzo, altre nel milanese, qualcuna in luoghi diversi. Ma in questa raccolta c’è solo la prima parte, ne seguirà una seconda l’anno prossimo>>. Continua a leggere

Le farfalle di Moreno Panozzo

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Le ultime grandi opere di Moreno Panozzo, come “Suburban Doors”, risalgono all’inizio del recupero dei container: i container (voluminosi quanto un palazzo di quattro piani) destinati al macero, sono trasformati dalle sue braccia, tecnicamente abili per sensibilità e maestria, a lavorazioni artistiche di elevato e palpitante spessore. Dopo quel periodo, che lo ha impegnato per una decina d’anni, a partire dal 2018, Moreno incomincia a progettare nuove sculture, più piccole e concentrate, sempre derivanti dal riutilizzo del container, dove ha trovato “materia viva” da trasformare, in modo egregio, in creazioni plastiche e poeticamente dinamiche. Nel frattempo e per un lungo periodo, esplora il formato “15×15” “Road”, ricercando e sperimentando tutto ciò che era possibile, operando senza tregua e con coinvolgente libertà di espressione. Già da questi fondamentali elaborati artistici, si denotano chiaramente delle forme curvilinee, delle estroflessioni, che in piccola parte siamo stati abituati a vedere su alcune tele di grandi maestri moderni. Continua a leggere

CAROLA MAZOT (1929-2016): IL FASCINO DEL SEGNO CHE INCIDE

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di Giuseppe Possa

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Una pittrice dal tratto vigoroso e lirico. Nei suoi quadri: figure colte ai miti di oggi e alla vita di tutti i giorni; gesti e spunti quotidiani, sospesi tra mistero e realtà; immagini zoomate, così riassuntive ed emozionanti. Sono le pagine di un diario moderno, intriso d’antico. Morta a Milano nel 2016, era nata a Valdagno nel 1929. Si era diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera con Pompeo Borra. Continua a leggere

MARCO TRAVAGLINI: Racconti singolari di gente comune

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di Giuseppe Possa

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Lo scrittore, nato a Baveno nel 1957, ha vissuto a Omegna sul lago d’Orta; ora risiede a Ivrea e lavora a Torino. Giornalista pubblicista, scrive su numerosi periodici e riviste. Da anni cura una rubrica sul settimanale Eco Risveglio del VCO. Tra gli anni Settanta e Novanta ha collaborato a “L’Unità”, “La Prealpina, “Il Riformista”. Fa parte del GISM, il gruppo italiano scrittori di montagna. Ha ottenuti alcuni importanti premi e riconoscimenti, tra cui: il “Tau d’Oro- Premio Orta della TV e della Comunicazione Europea”; la prima edizione per la saggistica del “Premio letterario Valle Vigezzo – Andrea Testore – Salviamo la montagna”; il riconoscimento speciale della giuria nel 2003 e della critica nel 2007 al “Premio Stresa”. Autore di narrativa e saggistica, i suoi libri di racconti (come fossero un unico romanzo fatto di tanti brevi capitoli) sono pubblicati da “Impremix – Edizioni Visual Grafika” (Torino). Continua a leggere

Virginia Velli (1917-2004): la pittrice dei fiori

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Era di Bognanco e al padiglione delle Terme espose per sessant’anni.

Virginia Velli e quadro

DOMODOSSOLA – Nei primi anni Novanta, per iniziativa della Comutità Montana Valle Ossola e del Comune di Domodossola, fu allestita una mostra per le pittrici ossolane, che risposero in più di trenta, tra cui anche Virginia Velli, nota fin dagli anni Quaranta, quando da noi l’arte era ancora tutta maschile. Virginia Pellanda, sposata Velli (madre del noto giornalista Adriano), già dopo la guerra esponeva le sue tele – e proseguì poi per sessant’anni – nel padiglione delle Terme di Bognanco, paese in cui era nata nel 1917. A partire dagli undici anni frequentò privatamente le lezioni del professor Giacomotti, insegnante di disegno al Rosmini. Dipinse sempre con profonda sensibilità, raffigurando un mondo semplice in cui riversare l’amore che nutriva per la natura, e fino agli ultimi anni continuò a lavorare con lo stesso spirito giovanile che l’aveva sempre caratterizzata. Continua a leggere

Sergio Bertinotti: “Scenografie dell’anima”

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Sergio Bertinotti e monografia

E’ fresca di stampa la monografia del pittore di Mergozzo (VB), corredata da una sua autobiografia artistica e dalle opere: sacre e profane. Sessant’anni di pittura portata avanti con passione, sia negli anni in cui operava con studio professionale, sia quando ritiratosi dal lavoro si è dedicato a tempo pieno.

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Adriana Pedicini: “Fiordalisi e papaveri” (raccolta poetica pubblicata da “Edizioni il Foglio”)

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Le sensazioni e le immagini che, con varietà e ricchezza, si affollano in noi, durante la lettura di “Fiordalisi e papaveri” di Adriana Pedicini, travalicano il dato autobiografico di partenza, per farsi canto universale, come, per esempio, nelle liriche dedicate ai genitori: “Memories”, “A mia madre”, “A mio padre”. Filtrate, infatti, attraverso la consapevolezza dell’<anima anelante all’amore>, queste tre composizioni si sublimano in comprensione umana di sé e dei propri affetti nei ricordi: <<Solo l’amore/ ricompone sul ciglio/ della memoria/ l’immagine/ svanita come neve al sole/ di fredda primavera>>. Continua a leggere

CHIARA DUZZI: LA PITTURA COME SINTESI DELLE EMOZIONI

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Alcuni anni fa, leggendo la raccolta di liriche “Profonda mente” della poetessa veneta Isabella Scabello, ho avuto l’occasione di conoscere la pittura di Chiara Duzzi, che quel libro illustrava. In particolare, sono stato colpito dall’opera intitolata “Guerra” (<<Centomila cavalli e cavalieri marciano,/ come pensieri dentro di te./ Hanno spade spietate./ Sono i cavalieri della falsa ragione:/ scendono con l’intento di ammazzarti il cuore, vivo…>>): questo quadro, che raffigura una colonna di soldati senza identità, in quanto priva di un riferimento preciso, rispecchia drammatiche condizioni belliche di nazioni diverse, ma in cui la violenza dell’uomo sull’uomo, imperversa analoga, in mille eventi devastanti e sanguinari. Il giudizio positivo con cui, nel volumetto, il noto critico Giorgio Segato presentava la Duzzi, mi ha poi spinto ad approfondire la sua ricerca artistica. <<Dipingo per vocazione – mi confida (sono andato a trovarla nella sua residenza di Pessano, alle porte di Milano) – come se la mia vita fosse fusa con la pittura. In essa ho conquistato maturità psicologica e libertà tecnica; ho liberato le forme dal disegno in cui era costretto il colore, ho tolto i contorni e lascio che la materia fluisca>>. Continua a leggere

Virgilio Pianta (1942-2008) si definiva “Il Selvaggio”

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Pittore dell’altro paesaggio, un modo di dipingere oltre il visivo: una ricerca fra aspetti umano-pcicologici e ambiente, residuali presenze figurative al limite dell’astratto e strutture pittoriche tutte ordite con segno e colore. Definito “il selvaggio”, era salito alla ribalta delle cronache, fin dagli anni Settanta, per le sue “performance”. L’improvvisa e dolorosa scomparsa nel 2008 lasciò il vuoto negli amici.

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