ANNE DELABY: “Il viaggio dell’eroe”.

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profile_anne-milan-28-05-4Espone una cinquantina di opere della recente produzione all’Azimut (corso Venezia 47) di Milano, dal 10 settembre al 1° ottobre. Lo scrittore Paolo Sciortino, che l’ha presentata, definisce la sua pittura “onesta, immediata, perché non realmente pensata, pregna di un talento originario che non ha debiti con le regole del mercato dell’arte, affronta i mostri dell’arte contemporanea cavalcando i suoi draghi”. Continua a leggere

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“Nella mia selva sgomenta la tigre”, un libro di poesia di Moka (Monica Zanon)

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<<In ogni selva c’è una tigre che sgomenta, che fa sentire il suo ruggito, che altera il caos della selva in cui vive: nella mia poesia è la tigre, una creatura tormentata e forte, che si lecca le ferite per ricordare il sapore e sono proprio queste che creano il suo particolare manto a strisce>>   (Moka)

70345540_2293126307665108_796920646218022912_n.jpgLa poetessa Monica Zanon, classe 1982, ha una nipote che da bambina storpiava il nome della zia in Moca. Così Monica, quando pubblicò i suoi primi libri, l’ha utilizzato come pseudonimo, trasformandolo in Moka, come il nome della famosa caffettiera che usa sempre per prepararsi il caffè, nero come l’inchiostro, che beve a tutte le ore, soprattutto in quelle notturne. È di notte, infatti, che scrive, poiché di giorno lavora in una ditta di aeronautica a Reggio Emilia. In pratica gli elicotteri sono la sua seconda passione, fondamentale quanto la poesia, forse perché con entrambe, come lei stessa afferma, può volare. Subito dopo aggiunge <<Sono cresciuta sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, a Solcio di Lesa, dove i miei genitori possiedono un’azienda agricola e adoro il paesaggio lacustre, tanto che il mio carattere si riflette in esso: ogni giorno è diverso dall’altro. In pratica, appena posso lascio la città in cui vivo e torno qui nella mia terra natale>>.

Ha iniziato a scrivere fin da adolescente e ha sempre trovato nel verseggiare il suo modo di comunicare col mondo. In un’intervista rilasciata tempo fa a Matteo Cotugno, si è definita sognatrice e vulcanica (<<nasce dentro me, tra essenza e materia… un vulcano interiore che ha bisogno di fuoriuscire e dare forma a un’idea, un attimo colto, forse, per caso>>). La poesia per lei è come una reazione chimica, è vita, rivoluzione e conoscenza profonda dell’anima.

Insieme ad alcuni amici ha organizzato nel 2013 reading poetici nella “Giornata Mondiale della Poesia”, in collaborazione con l’Unesco; l’anno successivo ha fondato e presiede tuttora l’Associazione Licenza Poetica, che organizza un concorso molto particolare: i partecipanti devono abbinare una poesia o un racconto con una fotografia strettamente legate fra di loro al tema, che è diverso ogni anno. È stata premiata in diversi concorsi letterari ed è presente in alcune antologie. Ha numerose pubblicazioni all’attivo, sia in prosa che in versi.

Ho conosciuto da poco Moka, allo Spazio Moderno di Arona, durante la personale diVUEN5423[1] z.JPG Giancarlo Fantini, ai cui quadri lei ha appeso di lato una serie di poesie. Ho avuto così l’occasione di leggere l’ultima sua silloge, ben curata tipograficamente, “Nella mia selva sgomenta la tigre” [“Le Mezzelane Casa Editrice” di Santa Maria Nuova (AN), con progetto grafico di Gaia Gicaloni]: <<In fondo alla radice dei tuoi sogni,/ dove si nasconde la tigre,/ là, nei tuoi occhi io ti vedo>>. Nella sua prefazione, Simone Santi ci introduce subito nella poesia di Monica Zanon, scrivendo <<Già nel suo incipit Moka ci invita a entrare nella “sua” selva, luogo che è già un “dove” letterario col suo carico di suggestive evocazioni dantesche, e al contempo e in senso più letterale che allegorico un “dove” interiore, all’interno del quale la poetessa traduce in espressione artistica il suo particolare “vedere” e “sentire” riguardo se stessa e il mondo che la circonda>>.

Con questo viatico del critico mi addentro nelle strofe di Moka, per cogliere le mie sensazioni. Rilevo subito nell’autrice una propria peculiarità: l’esuberanza e la freschezza del ritmo e quella fecondità inesauribile, visionaria, nella ricerca delle immagini: <<C’è una luce diversa oggi,/ una luce che inonda le case,/ i prati non sembrano essere mai stati/ così verdi./ Il vento è una piacevole carezza: lasciva mi spoglio delle incertezze>>.

Se le sue composizioni sono intrise di espressioni vibranti, attinte alle problematiche esistenziali, esprimono, però, anche sentimenti che nascono dalla vita, dal lavoro, dall’ambiente, dalla solitudine, dalla confusione sociale o da evocazioni dolorose: <<Bombe catturano lacrime di sangue,/ tra rabbia mista a cenere,/ i fumogeni non sono che un castigo tra tanti./ Le mani sono prigioniere in morsi d’acciaio,/ gli arti si strappano e donne impaurite nel grembo/ cullano il pianto di un figlio orfano./ Tra le ombre delle nuvole e i sospiri di un vento secco/ gli uomini sono ingannati dal cielo, creatore di speranza>>.

67215858_10217234893735836_5195212704897302528_nLa raccolta propone versi incisivi, sia sotto l’aspetto lessicale che sintattico, ma al di là di un’abilità lirica e di un’agilità costruttiva, si avverte lo scorrere frenetico delle parole con cui l’autrice non riesce a nascondere un’ansia vorace per l’umana partecipazione al dolore del nostro destino: <<Non possiamo/ più cedere/ alla finzione:/ dal tubo catodico/ vediamo le bombe cadere/ giù/ e la gente muore/ davvero,/ ammassata nella fossa/ comune/ della memoria:/ attimo illusorio/ d’eternità>>.

Moka, comunque, non ci comunica soltanto le trepidazioni, i ricordi, i sogni, attraverso un personale filtro con cui osserva il mondo, ma lascia trapelare pure le emozioni che le sorgono dentro e coglie quelle che le esplodono attorno, facendole aprire gli occhi per guardare e vedere oltre il velo degli avvenimenti: <<La poesia scandisce/ la fioritura di un mondo imperfetto/ tra le crepe di stagioni interrotte,/ sale i sentieri emigranti>>. La sua voce ci giunge delicata, ma vigorosa per l’immediatezza degli intenti che ci spronano a sentimenti vivificanti e a godere di sensazioni emozionali.

Giuseppe Possa

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Alla mostra di Giancarlo Fantini allo Spazio Moderno di Arona (Moka, G. Possa, G. Fantini)

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Osvaldo Coluccino: “Gamete” (Coup d’idée Edizioni d’Arte)

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01) Osvaldo Coluccino,08-04-19 alle 15.30 #3 copia 2Avevo già recensito nel 1997 la terza raccolta di poesie, “Quelle volte spontanee”, di Osvaldo Coluccino un affermato artista, assai più conosciuto fuori dalla nostra Ossola (è nato nel 1963 a Domodossola, dove tuttora vive e opera) a continua dimostrazione che “nessuno è profeta in patria”. Compositore musicale fin dal 1978, ha inciso dischi per etichette internazionali e diverse sue partiture sono state pubblicate dalle edizioni “RAI Trade”, commissionate fra l’altro da Biennale di Venezia, Milano Musica-Teatro alla Scala, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Teatro La Fenice di Venezia ed eseguita in Italia e all’estero. I suoi numerosi libri contengono le prefazioni di noti critici, quali Stefano Agosti, Giuliano Gramigna, Giorgio Luzzi. Suoi scritti sono apparsi su prestigiose antologie e riviste (“Il Verri”, “Poesia”, “Annuario di poesia 1991-92” di Crocetti editore, “Anterem”, “Scritture di fine Novecento” che è un’antologia con premessa di Maria Corti, “Idra”, “Musica/Realtà” e altre). Nel 2010 un importante artista come Marco Gastini ha illustrato il libro d’arte di Coluccino “Appuntamento, presentato alla Galleria d’arte Moderna di Torino. Su Wikipedia, comunque, si può leggere un esauriente riassunto della sua attività. Continua a leggere

GIANPAOLO ARIONTE: una pittura densa di segno e colori.

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Il pittore Gianpaolo Arionte mi ha dedicato alcuni ritratti che ho gradito e apprezzato,541743_434567969950189_61463858_n perché su quelle fattezze del mio volto, così com’è, l’artista ha saputo cogliere anche qualcosa di più intimo e profondo. Ho cercato così di conoscere meglio la sua storia artistica e umana. Gianpaolo (con la enne, come registrato all’anagrafe – qui a fianco nel suo autoritratto) si è così confidato:  <<Sono nato a Napoli, nell’agosto 1984 e vivo a Pozzuoli. Fin dall’infanzia nutrivo interessi diversi dai miei coetanei. Mentre loro giocavano, io passavo giornate intere a disegnare (soprattutto rappresentazioni di case, interni e paesaggi) e creavo oggetti con pietre e altri materiali. Avevo, forse, più inventiva di ora…  erano delle vere e proprie sculture.  Prima di iniziare le scuole superiori, sognavo di iscrivermi a una scuola d’arte, ma la mia famiglia non pareva contenta>>. Continua a leggere

Mostra allo Spazio Moderno di Arona dal 31 agosto al 15 settembre

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con la personale di Giancarlo Fantini, i quadri di Patrizia Pollato, alcune piccole sculture di Paolo Panizzon, le poesie appese di Moka (Monica Zanon) e le fotografie di Egidio Ronchi. 

21246481_2146964285319927_3591017593795136610_oARONA – Sabato 31 agosto allo Spazio Moderno, Via Martiri della Libertà 38, di Arona sarà inaugurata la mostra personale “Niente è come sembra” di  Giancarlo Fantini, insieme alle opere della pittrice Patrizia Pollato, alcune sculture di piccolo formato di Paolo Panizzon, una serie di poesie di Moka (Monica Zanon) appese accanto ai quadri di Fantini, a cui si è ispirata, e le belle immagini di Egidio Ronchi, fotografo ufficiale dell’evento, che ha ripreso al lavoro gli artisti in esposizione. Continua a leggere

Jean Mégier e i suoi “psicogrammi”

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Ho incontrato Jean Mégier durante una sua mostra allo “Spazio ex Fornace” di Milano,Jean Mégier in studio in cui ha esposto opere astratte, rappresentazioni della natura e ritratti. Una libertà inventiva, la sua, attraverso modi surreali, fantastici, e una struttura volumetrica dentro forme striate che si articola secondo un sistema a volte istintivo, altre intuitivo, della realtà. Per esempio, in un folto di alberi ogni elemento è costruito per mezzo di segni neri e dinamici, realizzati col carboncino, spezzati in modo speculare e rivestiti di una luminosità omogena. I ritratti, inoltre, sono proiettati in una plasticità segmentale in cui i volti (“psicogrammi”) sembrano portare alla luce i sotterranei flussi della coscienza, in espressioni individuali, ma svuotati di sostanza psichica e sentimentale, quasi a voler lasciare posto solo agli occhi, specchio di una personale interiorità. Continua a leggere

La Valle nel segno del colore (la pittura vigezzina contemporanea)

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IMG_E1319In un grazioso volumetto Luca Ciurleo (autore) e Samuel Piana (editore) hanno raccolto alcuni saggi sulla pittura vigezzina e sugli appartenenti al “Gruppo Pittori Vigezzini Oggi”, che sono Marino Bonzani, Salvatorino Casula, Alessandro Giozza, Anita Hofer, Carlo Mattei, Giovanni Mellerio, Valentino Santin e i compianti Vanni Calì, Michele Fiora, Carletto Giorgis, Susy Giorgis, Gian Piero Pirinoli, Verdiano Quigliati, Pio Ramponi (di ognuno sono riportate note critiche e biografia). Una mostra sarà inaugurata al Polo Museale UniversiCà di Druogno (VB) il 10 agosto alle ore 16, da Luca Ciurleo (antropologo, giornalista e operatore culturale ossolano) e da Samuel Piana (giornalista, operatore turistico, fondatore e direttore di Landexplorer). Continua a leggere

Alessandro Chiello espone all’Acli di Villadossola

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xfqje1617.jpgInaugurazione venerdì 23 agosto alle ore 17,30. Per la prima volta i quadri dello scrittore ossolano, noto soprattutto per aver dato alle stampe numerosi romanzi giallo-noir, sono presentati al pubblico. Una succinta antologica che racchiude figure, paesaggi o scene di vita, con evidenti richiami alle proprie passioni e ai propri miti giovanili, in un vibrante astratto-informale. Continua a leggere

“One shot” di Scaciga e Maestrini al SOMS di Domodossola

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“One shot” è stato un evento interessante e stimolante, in cui gli artisti Michele Scaciga66290387_1084450778430944_1207219125407973376_o.jpg e Stefano Maestrini hanno esposto i loro recenti dipinti astratto-gestuali. Un solo giorno è durata la mostra, sabato 27 luglio, allo Spazio Contemporaneo della Società Operaia di Mutuo Soccorso (S.O.M.S.) di Domodossola, accompagnata nel pomeriggio da una performance dal titolo “Zen action painting” e un “poetry reading”. Il pubblico ha potuto così dialogare in libertà con gli autori, disponibili a rispondere alle domande, ma soprattutto a spiegare il significato delle loro opere, tutte realizzare con ottime tecniche e talentuosità, in un’epoca in cui gli artisti sembrano aver perso la passione per la ricerca pittorica. Al contrario, Scaciga e Maestrini da sempre condividono questa passione per le arti figurative, tant’è che nel 2006 sono stati invitati a esporre a Briga dalla prestigiosa associazione svizzera Kunstverein Oberwallis, a rappresentare l’eccellenza artistica del versante italiano durante le commemorazioni per il centenario della galleria del Sempione.

IMG_E0886[1]Delle opere di Michele Scaciga, del personale tratto informale, dinamico e sicuro che rendono esclusive le sue creazioni, abbiamo scritto giorni fa in occasione della mostra al gastropub “Balabiòtt” di Domodossola, in via Binda 16. Poiché anche qui è proposta una serie su tavola in tecnica mista dello stesso ciclo, vi rimandiamo col link a quella recensione: https://pqlascintilla.wordpress.com/2019/07/04/al-balabiott-di-domodossola-espone-michele-scaciga

Stefano Maestrini, pittore autodidatta, opera da decenni sperimentando diverse tecniche e maniere. Come lui stesso comunica, la sua formazione artistica di base inizia con la frequentazione dei musei nelle città d’Europa che egli ha avuto modo di visitare grazie alla possibilità di viaggiare in Italia e all’estero, dove ha soggiornato in diversi67011576_10214774883741220_5982630946426322944_n.jpg paesi, quali Inghilterra, Spagna, Francia e Olanda. ​ Dopo alcuni corsi di approfondimento presso i “Pittori dei Navigli di Milano”, ha frequentato un corso di decorazione e “trompe l’oeil” tenuto dall’Ente Scuola Edile Milanese. Giunto alla maturità, si è trasferito in una casa di campagna, realizzando il suo atelier-studio, con la possibilità di dedicarsi pienamente alla propria passione. Trascorre molte delle sue giornate pittoriche “en plein air” nella valle Vigezzo, la valle dei pittori, dedicandosi in particolare all’acquarello. Negli anni, è passato dalla pittura figurativa, sia a olio che ad acquarello, a quella astratta. In questi ultimi tempi, la sua ricerca è sempre più rivolta all’informale, all’indagine sulle possibilità espressive del colore, con una semplificazione portata all’essenza. Le cromie vengono da lui assunte come energia gestuale, vibrazione, simbolo delle forze universali, fino a un percorso che lo ha avvicinato alla pittura zen di quest’ultima produzione, inchiostro su carta in stile nipponico.

Una creazione artistica, questa, che parte dall’enso, ovvero da un cerchio nero che simboleggia l’illuminazione, la forza, l’universo.  Maestrini dalla non luce pare poi 67119513_10214774811899424_2243992430724513792_n.jpgcomporre, attraverso soprattutto il nero, ma a volte pure il blu e infiltrazione di qualche altro colore, una sorta di personale diario interiore. Il tutto con gesti liberi, ma sicuri, che non permettono ripensamenti, dove eventuali esplosioni di sgocciolii o striature vibratili e rarefatte, senza spessore di colore, anzi appena percepibili quali sbavature d’inchiostro, hanno movenze trasformative, ma appartenenti al movimento di quel preciso istante. Nascono così le molteplici interpretazioni delle immagini: in giapponese enso (cerchio), è spesso collegato all’esperienza meditativa dei monaci buddhisti Zen che ha finito per divenire la maniera più semplice e diretta per esprimere l’ideale di perfezione assoluta.

Senza voler entrare in queste forme di spiritualità assoluta, che possono racchiudere66642372_10214774846500289_2534629397311258624_n significati anche comuni, come quello di vivere pienamente ogni momento della nostra vita, a mio avviso, questa ricerca di Maestrini racchiude una grande capacità tecnica che gli permette di rendere luminoso ciò che per antonomasia è la negazione della luce. In questo, si potrebbe scorgere l’influenza orientale come richiamo a evadere dalla logica di una società dedita con troppa tensione alle cose materiali e che tralascia spesso quei sentimenti che l’arte può concedere. Sicuramente si tratta solo di un passaggio dell’autore attraverso questo tipo di arte, poiché egli è sempre teso a dipingere rinnovate emozioni e queste creazioni di certo gli forniranno i giusti stimoli per proseguire oltre, perché Stefano Maestrini è soprattutto un testimone di autenticità e di libertà nell’arte contemporanea.

Giuseppe Possa

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S. Maestrini e G. Possa

MORENO PANOZZO: DAI GRAFFITI ALLE IMPRONTE, DAI MURI DELL’ANIMA ALLE SUBURBAN DOORS. (Intervista)

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(L’intervista, a cura di Giuseppe Possa, è del 4 ottobre 2012, pubblicata sul Blog PQlaScintilla-“Il Cannocchiale”; viene oggi ripubblicata su wordpress perchè appare tuttora attuale).

All’artista, nato ad Asiago, con atelier a Milano e a New York, il prestigioso Catalogo Arte Moderna, giunto alla 48a edizione, dedica la copertina e un inserto. Un successo che premia una lunga e seria ricerca iniziata negli anni giovanili.

 

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